Analisi dell’impatto dei bombardamenti statunitensi sui siti nucleari iraniani
Un rapporto preliminare dell’intelligence statunitense rivela che i recenti attacchi aerei non hanno completamente distrutto le strutture nucleari in Iran, bensì hanno solo limitato temporaneamente la capacità del paese di arricchire l’uranio. Questo processo è cruciale per la possibile realizzazione di un’arma nucleare. Pertanto, la valutazione suggerisce che, al massimo, i bombardamenti possono aver posticipato di pochi mesi l’avanzamento del programma nucleare iraniano, riporta Attuale.
Contrariamente alle dichiarazioni entusiastiche rilasciate da Donald Trump e Benjamin Netanyahu, che hanno descritto i bombardamenti come un notevole successo, il contenuto del rapporto offre una visione decisamente più cauta e realistica. Trump aveva affermato che l’operazione aveva “annientato” il programma nucleare, mentre Netanyahu lo aveva definito “ridotto in rovine”. Tuttavia, la verità è che significativi progressi rimangono, suggerendo che il programma nucleare non è stato compromesso in modo irreversibile.
Questo documento, redatto dalla Defense Intelligence Agency (DIA), è stato divulgato principalmente dal New York Times e da CNN. Anche se la Trump Administration ha confermato l’esistenza del rapporto, ha messo in dubbio la sua veridicità, denunciando un leak che ha permesso la sua diffusione ai media. Trump stesso ha accusato le due testate di exaggerare i risultati per screditare l’operazione militare.
Il 21 e 22 giugno, gli Stati Uniti hanno iniziato una campagna di bombardamenti contro i siti nucleari di Fordo, Natanz e Isfahan, in appoggio a Israele nella sua strategia di contenimento dell’Iran. Secondo il rapporto, Natanz ha subito i danni più ingenti, con bombardamenti concentrati sulle strutture superficiali piuttosto che su quelle sotterranee, che hanno mantenuto gran parte della loro integrità.
Le stime suggeriscono che una parte rilevante delle centrifughe per l’arricchimento dell’uranio è rimasta operativa. Inoltre, viene confermato che una sostanziale quantità di uranio potrebbe essere stata rimossa dai siti prima degli attacchi, come indicano anche le segnalazioni provenienti dai media iraniani e alcune immagini satellitari che mostrano movimentazioni di camion nelle vicinanze di Fordo alcuni giorni prima dell’attacco.
Fordo, considerato il sito più critico del programma nucleare iraniano per la sua struttura fortificata, ha ricevuto attacchi da bombe antibunker di grande potenza. Tuttavia, le aspettative iniziali degli esperti militari erano che sarebbe stato necessario un intervento prolungato e mirato, di giorni, per infliggere danni significativi. I bombardamenti hanno provocato la distruzione della rete elettrica e di alcune vie di accesso, ma non hanno individuato una incapacità totale del sito.
Durante i primi briefing dopo i bombardamenti, gli alti livelli militari, incluso Dan Caine, capo di Stato maggiore delle forze armate, hanno esemplificato la necessità di un’analisi più approfondita per valutare l’impatto reale degli attacchi sul programma di arricchimento dell’Iran. Le affermazioni della AIEA hanno sottolineato la mancanza di dati sufficienti per una stima precisa dei danni. Tuttavia, il direttore generale Rafael Grossi si aspetta ancora “danni significativi” a causa dell’intensità degli ordigni impiegati.
Infine, la DIA, parte dell’agenzia di intelligence statunitense, ha reso noto che questo è solo un bilancio iniziale, basato su analisi preliminari delle immagini satellitari. I processi decisionali e le valutazioni potrebbero evolvere con il tempo, richiedendo ulteriori rapporti. Già prima degli attacchi, esistevano questioni aperte sulla capacità di Netanyahu di raggiungere il suo obiettivo di limitare davvero la produzione di armi nucleari in Iran. Voci indicano che l’Iran potesse avvicinarsi a realizzare una bomba atomica a breve; tuttavia, il recente report ha delineato un orizzonte temporale molto più limitato, suggerendo sei mesi come periodo massimo di rinvio per il progetto nucleare iraniano.