Strategie di attacco e potere distruttivo della GBU 57
Alla fine di marzo, sei aerei B-2 americani sono atterrati a Diego Garcia, un atollo strategico nell’Oceano Indiano, congiuntamente gestito dagli Stati Uniti e dal Regno Unito. Questo schieramento di velivoli è stato immediatamente associato a potenziali operazioni in Yemen contro le forze Houthi, e potrebbe avere ripercussioni future sulle relazioni con l’Iran. Il B-2, noto anche come “Spirit”, è particolarmente importante poiché è l’unico aereo in grado di trasportare la GBU 57, una potente bomba da 14 tonnellate progettata per neutralizzare installazioni sotterranee profonde, come il sito nucleare iraniano di Fordow, situato all’interno di una montagna, riporta Attuale.
Questa arma è stata sviluppata nei primi anni 2000 per affrontare le minacce di paesi ostili, inclusa la Corea del Nord e l’Iran. Nel corso del tempo, la GBU 57 ha ricevuto aggiornamenti significativi per aumentarne l’efficacia distruttiva, ma molti dettagli rimangono segreti per motivi di sicurezza. La struttura della bomba è progettata per penetrare i rivestimenti protettivi delle installazioni prima di esplodere, amplificando così il danno all’interno del bersaglio. Recenti modifiche sembrano aver migliorato le capacità della bomba anche in assenza di informazioni precise su profondità e ubicazione degli obiettivi.
Secondo un articolo del New York Times, le esercitazioni condotte dal Pentagono hanno dimostrato che per utilizzare efficacemente i B-2 sono necessari almeno due passaggi: un primo attacco, seguito da successivi lanci. Questa strategia è comparabile all’atto di battere un chiodo con un martello. Questa tattica risulta cruciale nel caso di attacchi a strutture fortemente protette come quelle di Fordow, dove alcune centrifughe potrebbero essere collocate a 90-100 metri di profondità.
Israele dispone di proprie bombe adatte a operazioni di questo tipo e ha già mostrato la sua capacità di impiego devastante contro i leader di Hezbollah in Libano. Anche in quell’occasione, le forze aeree israeliane hanno utilizzato una strategia di bombardamenti consecutivi su vari obiettivi, portando a precisioni micidiali. È probabile che lo stato ebraico abbia adottato un approccio simile per eliminare alti ufficiali iraniani in un centro di comando.
Tuttavia, queste bombe da sole non sono sufficienti per affrontare la rete di tunnel dove l’Iran nasconde missili e impianti di ricerca. Pertanto, si evidenzia la necessità di un’alleanza con gli Stati Uniti per l’uso della GBU 57, fondamentale per colpire in modo efficace Fordow. Per altre installazioni, sembra che l’arsenale attuale sia sufficiente: rapporti dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA) hanno indicato che gli attacchi su Natanz, un altro sito strategicamente rilevante, hanno inflitto danni significativi alle centrifughe, comprese quelle situate nel livello sotterraneo.
Esperti militari sottolineano che la “montagna” di Fordow è cruciale per il programma nucleare iraniano, e indicano che qualsiasi attacco può solo ritardare gli sforzi di Teheran piuttosto che fermarli definitivamente.
Dopo un mese trascorso a Diego Garcia, i B-2 sono tornati negli Stati Uniti, sostituiti dagli aerei B-52, che pur essendo un altro strumento strategico, non possono trasportare il super ordigno. Attualmente, anche i caccia F-15 sono disponibili come scorta per i bombardieri. La ragione del rientro di un velivolo così significativo, non solo per la sua importanza operativa, rimane incerta. Tuttavia, alla minima immagine di una possibile partecipazione americana nelle operazioni contro l’Iran, il “Spirit” e la sua bomba sono stati immediatamente menzionati.