I calciatori palestinesi in Cisgiordania affrontano difficoltà tra allenamenti e sospensione dei campionati

20.10.2025 16:45
I calciatori palestinesi in Cisgiordania affrontano difficoltà tra allenamenti e sospensione dei campionati

Il Calcio Palestinese Sospeso: Conseguenze e Pericoli dopo l’Inizio del Conflitto

Dal 7 ottobre 2023, i campionati di calcio palestinesi sono stati paralizzati a causa delle stragi perpetrate da Hamas, con la competizione nella Striscia di Gaza completamente cessata e quella in Cisgiordania sospesa. Sebbene la violenza in Cisgiordania non raggiunga i livelli devastanti della Striscia, la vita quotidiana è comunque complessa. Gli spostamenti delle squadre tra le due aree non sono sempre possibili e la sicurezza delle partite è compromessa, rendendo difficile il supporto economico da parte degli sponsor, come riporta Attuale.

Il calcio in Cisgiordania continua con allenamenti limitati e piccole partite locali, mentre i calciatori di livello elevato si allenano singolarmente. Molti professionisti, rimasti senza opportunità all’estero, evitano di giocare per il rischio di infortuni che potrebbe infrangere le clausole dei loro contratti, già compromessi da due anni di inattività.

La nazionale palestinese ha recentemente mancato una storica qualificazione ai Mondiali del 2026, con una sconfitta tragica contro l’Oman in un match decisivo. La partita si stava avviando verso una vittoria per 1-0 fino al 97esimo minuto, quando un rigore concesso ha portato al pareggio degli omaniti, bloccando così le ambizioni palestinesi.

Iyad Falana, preparatore atletico dei portieri palestinesi, sottolinea l’importanza di mantenere la forma fisica, affermando che la sospensione del campionato è “devastante” per l’allenamento e per le opportunità di visibilità internazionale, che spesso si traducono in contratti all’estero. Senza partite, i giocatori rischiano di rimanere nell’ombra, perdendo la possibilità di rappresentare la propria nazione e mantenere un’entrata economica.

Falana e i calciatori esprimono rassegnazione di fronte a una situazione in cui le federazioni di calcio internazionali dovrebbero considerare l’esclusione di Israele dai tornei, citando casi passati di squalifica di nazioni per le loro azioni politiche. La presenza di funzionari dell’Associazione di calcio israeliana con ruoli militari complica ulteriormente il contesto di gioco.

Nonostante le difficoltà, i giovani continuano a giocare a calcio in strutture come lo stadio di Saffa, dove le condizioni sono buone, ma circondati da un clima di incertezze geopolitiche. Le aspirazioni di una vita normale si riflettono nel desiderio di praticare sport.

Il contrasto tra le difficoltà in Cisgiordania e Gaza è evidente: diversi stadi nella Striscia sono stati distrutti dai bombardamenti e molti atleti talentuosi sono stati uccisi, come il noto Suleiman al Obeid, descritto come “il Pelè palestinese”. Gli stadi rimasti operativi sono stati riproposti come rifugi e centri di emergenza a causa della devastazione continua.

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