Italia sotto pressione: il futuro del deficit e i 36 miliardi di flessibilità
Oggi l’Istat aggiornerà i conti nazionali del 2025, con il governo italiano che spera di ridurre il deficit sotto la soglia Ue del 3%, attualmente fissato al 3,07% del Pil. Questo rappresenterebbe un passo cruciale verso l’uscita anticipata dalla procedura per disavanzo eccessivo, avviata nel 2024. Tuttavia, non bastano i dati italiani: sarà necessaria la conferma di Eurostat, attesa il 21 ottobre, seguita dai successivi passaggi europei. In gioco non c’è solo una questione di reputazione, ma anche la possibilità di accedere a 36 miliardi di flessibilità, riporta Attuale.
I DATI ATTESI Il margine di flessibilità chiesto da Roma a Bruxelles per il triennio 2026-2028 ammonta a 35-36 miliardi. Questa somma include circa 14 miliardi per la sicurezza energetica, pari allo 0,6% del Pil cumulato, e 21-22 miliardi per la difesa, pari allo 0,9%. Tuttavia, questi importi non saranno disponibili automaticamente alla conclusione della procedura; si tratta invece di un margine di spesa in deficit, subordinato all’approvazione dell’UE e destinato ad interventi specifici. Rientrare nel braccio ordinario del Patto consentirebbe un utilizzo più semplice di questi margini, permettendo alla spesa autorizzata di superare temporaneamente la soglia del 3% senza innescare una nuova procedura.
GIORGETTI E IL DEBITO In vista della valutazione, il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha difeso la strategia del Tesoro con un approccio politico, prima che contabile. “Quando un Paese perde il controllo del debito non sceglie più, subisce”, ha dichiarato a Varese. Giorgetti ha affermato che un bilancio in ordine rappresenta una “scelta redistributiva” perché permette allo Stato di allocare le risorse, piuttosto che destinarle obbligatoriamente al servizio del debito. Con oltre 3mila miliardi di debito, l’Italia ha speso nel 2025 quasi 90 miliardi in interessi, circa il 3,9% del Pil. “La spesa per interessi non cura nessuno”, ha insistito Giorgetti, aggiungendo che ogni incremento in questa voce sottrae fondi a sanità, welfare, investimenti e riduzioni fiscali. Il Mef attribuisce grande importanza alla fiducia dei mercati, alla riduzione dello spread e ai miglioramenti dei rating.
ENERGIA E MANOVRA L’eventuale uscita dalla procedura arriva in un momento in cui il governo deve elaborare la legge di bilancio, sotto la pressione di un nuovo shock energetico. La flessibilità in materia di energia potrebbe raggiungere lo 0,3% del Pil all’anno e lo 0,6% cumulato fino al 2028, ma Bruxelles ha imposto condizioni rigorose: gli interventi devono rafforzare in modo strutturale la sicurezza e la resilienza energetica e ridurre la dipendenza dai combustibili fossili. Non sarà possibile finanziare tagli generali delle accise o bonus indiscriminati con questa deroga. Si stima una flessibilità di circa 14 miliardi che potrebbe supportare investimenti in reti, stoccaggio, efficienza, produzione e aiuti mirati. Giorgetti ha espresso l’intenzione di chiedere l’intero spazio disponibile.
SANITÀ E RIGORE Il ministro ha collegato le questioni economiche direttamente alla sanità, evidenziando come gli italiani spendano annualmente 41 miliardi di tasca propria per la salute, con l’8,6% delle famiglie che si trova in difficoltà con queste spese. Giorgetti rivendica i sei miliardi aggiuntivi destinati dal governo al settore, ma sottolinea che il vero problema è la trasformazione degli stanziamenti in servizi concreti. La giornata di domani diventa quindi un momento cruciale per la manovra. Se l’Istat ridurrà il deficit sotto il 3% e Bruxelles confermerà il dato, il governo otterrà maggiore credibilità e libertà nell’utilizzo della flessibilità europea. Il potenziale dividend potrebbe arrivare fino a 35-36 miliardi in tre anni, ma non si tratta di denaro gratuito: resta un nuovo deficit che deve coesistere con un debito che si avvicina al 140% del Pil. Questo crea un paradosso che Giorgetti sottolinea: generare spazio per la spesa richiede prima di tutto la dimostrazione di una gestione oculata dei conti.