I funzionari di Trump temono per la follia di Netanyahu dopo i raid in Siria

21.07.2025 11:35
I funzionari di Trump temono per la follia di Netanyahu dopo i raid in Siria

Le parole utilizzate non rispecchiano il linguaggio convenzionale della diplomazia: «Un matto»; «un bambino che non sa come ci si comporta»; «bombarda tutto in continuazione». La preoccupazione principale è rivolta alle ripercussioni di tali atti: «Questi piani potrebbero indebolire ciò che Trump sta cercando di fare», riferendosi a Damasco e al contesto del Medio Oriente. Queste affermazioni provengono da funzionari della Casa Bianca riguardo alle recenti scelte strategiche di Benjamin Netanyahu, come riportato dal sito Axios, generando sussurri che rivelano possibili disaccordi tra Stati Uniti e Israele.», riporta Attuale.

Martedì, le forze israeliane hanno attaccato le unità di Damasco avanzanti verso Sweida, in risposta a intensi scontri tra i drusi e le tribù beduine armate, eventi che hanno provocato la morte di oltre 700 persone, secondo quanto riportato dall’Osservatorio siriano per i diritti umani. A seguito di questa escalation, i bombardamenti hanno raggiunto addirittura la capitale siriana, dove l’aviazione israeliana ha sganciato ordigni anche sul palazzo presidenziale.

Nelle ultime ore, la lista degli attacchi è aumentata notevolmente. Oltre ai continui raid nella Striscia di Gaza, a preoccupare l’amministrazione di Washington è stata l’uccisione di un cittadino palestinese americano, Saif Musallet, da parte di coloni, insieme allo sparo israeliano che ha colpito il tetto della Sacra Famiglia, la sola parrocchia cattolica a Gaza, dove sono morte tre persone. Un funzionario ha commentato: «Ogni giorno accade qualcosa di nuovo. Che diavolo!».

Nonostante Trump scelga di restare in silenzio di fronte al pubblico, in privato contatta Netanyahu per chiedere pubbliche scuse riguardo al bombardamento di luoghi di culto. Netanyahu sembra assecondarlo. Le uniche dichiarazioni ufficiali da oltreoceano provengono da Karoline Leavitt, portavoce della Casa Bianca, che ha dichiarato ai giornalisti che «la reazione di Trump (in merito al raid sulla chiesa) non è stata favorevole».

Sebbene le voci siano anonime, i commenti riportati da Axios rivelano una crescente irritazione negli ambienti di 1600 Pennsylvania Avenue. Ci si interroga se questa frustrazione riflette anche il pensiero del presidente. Non sarebbe una novità vedere una certa tensione nei confronti delle decisioni di Netanyahu, il quale sembra avere una propensione al conflitto. Recentemente, dopo un attacco delle forze di difesa su Teheran, poco prima di una fragile tregua con l’Iran, Trump ha accusato il suo “amico” di compromettere la pace.

La tensione è ulteriormente accresciuta dai bombardamenti in Siria, che “hanno sorpreso la Casa Bianca”. Secondo un funzionario, al presidente non piace accendere la televisione e osservare le bombe cadere su un Paese nel quale sta cercando la pace e per il quale ha fatto importanti annunci per la ricostruzione.

Trump mostra anche scarsa propensione nell’accogliere le lamentele di Arabia Saudita, Turchia e altri Paesi della regione con cui sta lavorando per normalizzare i rapporti con Israele.

Secondo le fonti di Axios, c’è la sensazione che «l’agenda politica di Bibi stia influenzando il suo buon senso», un errore che potrebbe rivelarsi significativo nel lungo termine.

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