Proteste in Iran: Reza Pahlavi al centro delle manifestazioni
Negli ultimi giorni, le proteste in Iran hanno visto manifestanti esprimere sostegno a Reza Pahlavi, il figlio dell’ex scià di Persia, ora in esilio negli Stati Uniti. Durante i cortei, i partecipanti hanno intonato slogan come «Lunga vita allo scià!» e «Pahlavi tornerà», affiancati a richieste di giustizia contro l’attuale regime guidato dall’ayatollah Ali Khamenei. La situazione si è intensificata durante il fine settimana, con video che mostrano manifestanti a Teheran esprimere il loro sostegno in pubblico, riporta Attuale.
Da venerdì, l’accesso a Internet in Iran è stato bloccato, rendendo difficile quantificare il reale supporto per Pahlavi tra i manifestanti. Tuttavia, le esclamazioni pro-Pahlavi sembrano aumentare, un fenomeno già osservato durante le manifestazioni del 2022 e del 2018, ma con una presenza più marcata questa volta secondo gli esperti, anche se le possibilità di un ritorno politico di Pahlavi rimangono minime.
Reza Pahlavi, 65 anni, vive a Washington con la sua famiglia. Figlio dell’ultimo scià, Mohammad Reza Pahlavi, ha 18 anni quando la rivoluzione islamica del 1979 costringe la sua famiglia all’esilio. Dopo la morte del padre, ha cercato di posizionarsi come legittimo erede e leader dell’opposizione, ma senza successo. La sua figura è stata relegata a un ruolo marginale, con difficoltà nel costruire alleanze sufficienti e a causa del disprezzo popolare verso il regime dei Pahlavi.
Sotto il regime dell’ultimo scià, l’Iran ha conosciuto una rapida modernizzazione, accompagnata da una governance autoritaria e repressione delle minoranze. La polizia segreta Savak esercitava intense pressioni sui dissidenti, contribuendo all’odio verso il regime, che culminò con la rivoluzione. Da quel momento, Pahlavi è rimasto politicamente isolato, senza sostegno esterno e poca influenza interna, ma oggi, con le nuove manifestazioni, ha cercato di riprendere un ruolo più attivo nella politica iraniana.
Recentemente, Pahlavi ha tentato di riemergere nel dibattito politico attraverso una campagna di “rebranding”. In seguito a eventi come i bombardamenti israeliani in Iran, ha esortato i militari a disertare e la popolazione a sollevarsi. Tuttavia, la sua posizione è stata controversa, alimentando polemiche sulla sua vicinanza a Israele.
Con l’inizio delle attuali proteste, Pahlavi si è affacciato come possibile interlocutore, affermando di non ambire a tornare sul trono, ma piuttosto a svolgere un ruolo di transizione. Ha utilizzato i social media per supportare le manifestazioni e ha fatto appello all’intervento degli Stati Uniti. Tuttavia, il suo ritorno al potere appare altamente improbabile, in quanto molti manifestanti non vedono in lui una soluzione reale ma piuttosto una mancanza di alternative.
In Iran operano movimenti democratici meglio connessi e organizzati, che potrebbero minacciare ulteriormente la già fragile posizione di Pahlavi. Anche il suo tentativo di incontrare Donald Trump è un segnale della sua volontà di guadagnare rilevanza, ma finora il presidente degli Stati Uniti ha mantenuto una distanza.