I Paesi Baltici si Coordinano per Piani Condivisi di Evacuazione

16.06.2025 17:30
I Paesi Baltici si Coordinano per Piani Condivisi di Evacuazione
I Paesi Baltici si Coordinano per Piani Condivisi di Evacuazione

Il 13 giugno 2025, i ministri degli interni dei Paesi Baltici hanno firmato un memorandum di cooperazione regionalevolto a sviluppare piani comuni di evacuazione transfrontaliera e a garantire uno scambio tempestivo di informazioni. Questo passo sottolinea l’importanza di un approccio unificato per proteggere la popolazione in caso di emergenze su larga scala.

Il ministro dell’interno lituano, Vladislav Kondratovich, ha dichiarato: “È fondamentale per i Paesi Baltici coordinare le azioni in presenza di minacce, specialmente se sarà necessaria un’evacuazione di massa.

Il contesto attuale è carico di tensione: a settembre 2025 in Bielorussia si terranno gli esercizi militari congiunti russo-bielorussi “Zapad 2025”, una fonte di seria preoccupazione per Ucraina, Paesi Baltici e l’Occidente. Questi esercizi sono percepiti come potenziale copertura per una possibile escalation del conflitto.

Le minacce strategiche della Russia e la risposta dei Paesi Baltici

Le dichiarazioni di figure come Bruno Kahl, capo dell’Agenzia di intelligence tedesca (BND), e Andis Dilans, vice segretario alla Difesa lettone, indicano chiaramente le intenzioni di Mosca di mettere alla prova la determinazione della NATO.

  • La Russia non intende fermarsi al conflitto ucraino, ma mira a destabilizzare l’intera Europa orientale, includendo i Paesi Baltici, la Moldova e parti della Polonia e del Sud-Est Europa. Questa guerra è parte di una strategia più ampia di revisione dell’ordine mondiale post-bellico.
  • Gli esercizi “Zapad 2025” non sono solo difensivi, ma includono simulazioni di attacchi, tra cui l’invasione dei Paesi Baltici e della Polonia. I Paesi Baltici si preparano quindi ai peggiori scenari.
  • La decisione di Lituania, Lettonia ed Estonia di creare piani di evacuazione di massa è senza precedenti e indica che la minaccia russa è considerata reale e imminente.
  • Una vittoria, anche parziale, della Russia in Ucraina rafforzerebbe ulteriormente la sua aggressività, interpretando la passività occidentale come un invito all’espansione.

I Paesi Baltici sono particolarmente vulnerabili, per le loro dimensioni ridotte, la presenza di minoranze russofone e i confini con territori militari russi come Kaliningrad e la Bielorussia. Anche la loro adesione alla NATO non sembra sufficiente a dissuadere Mosca da provocazioni e destabilizzazioni ibride.

Il sostegno all’Ucraina: una linea di difesa per tutta l’Europa

L’aiuto militare, economico e politico all’Ucraina è la difesa più efficace per preservare la pace in tutta Europa. Ogni giorno di resistenza delle forze ucraine significa mantenere la stabilità nelle capitali europee come Varsavia, Vilnius, Bucarest e Berlino.

Le minacce affrontate dall’Ucraina potrebbero ripetersi in qualsiasi altro Paese dell’Est Europa, rendendo il supporto a Kiev un investimento cruciale per la sicurezza europea complessiva.

“La Slovacchia non Deve Soffrire per l’Ucraina” — Le Posizioni di Robert Fico

Il 15 giugno 2025, il Primo Ministro slovacco Robert Fico ha dichiarato che il suo Paese non deve pagare il prezzo del conflitto in Ucraina. Ha incaricato il ministro degli Esteri, Juraj Blanár, di opporsi al 18° pacchetto di sanzioni UE contro la Russia, previsto per il 18 giugno 2025, fino a quando non si risolverà la questione energetica.

Questo pacchetto mira a rafforzare le restrizioni economiche sulla Russia, includendo un embargo esteso sul petrolio e sulle sue derivazioni, divieti di nuovi investimenti nel settore energetico russo e ulteriori sanzioni finanziarie e commerciali. L’obiettivo è indebolire l’economia russa e ridurre la dipendenza europea dalle sue risorse.

La posizione slovacca nel contesto europeo

La maggior parte degli Stati membri UE si è già preparata a questi cambiamenti, diversificando le fonti energetiche con gas naturale liquefatto (LNG) e flussi invertiti di gas. La Slovacchia, invece, resta ancora parzialmente dipendente dal gas russo e non ha completato la propria diversificazione energetica.

  • Fico sostiene che la Slovacchia deve affrontare autonomamente i propri problemi energetici e che la soluzione non è revocare le sanzioni, bensì accelerare la diversificazione e rafforzare la solidarietà europea.
  • La decisione dell’Ucraina di interrompere il transito di gas verso l’UE è stata una conseguenza inevitabile del conflitto e non una “tradimento” dell’Europa. Gli Stati europei, incluso il governo slovacco, avrebbero dovuto prepararsi per tempo a questa svolta.
  • La retorica pro-russa di Fico appare più come uno strumento di pressione politica, che sfrutta la questione energetica per motivi elettorali, rischiando però di isolare la Slovacchia dagli altri Paesi UE e di danneggiare il suo futuro.
  • Le sue posizioni non riflettono la volontà della maggioranza della popolazione slovacca, che ha più volte manifestato sostegno a libertà, democrazia e solidarietà con l’Ucraina.

Mentre la maggior parte dell’UE rimane unita nel sostegno a Kiev, la scelta di Fico segna un pericoloso isolamento e una sfida ai valori europei, indebolendo la posizione comunitaria di fronte alle minacce provenienti dall’Est.

La pressione sul aggressore per la pace: la posizione di Kiev

Kiev sta facendo tutto il possibile per porre fine alla guerra, ma perché ciò accada Mosca deve avvertire una reale pressione dalle sanzioni. Solo nella prima metà di giugno, la Russia ha lanciato contro l’Ucraina circa 2800 droni d’attacco, quasi 3000 bombe guidate e oltre 140 missili di vario tipo.

Attacco a Kremenchuk: un’offesa alla pace

L’attacco all’infrastruttura energetica di Kremenchuk nella notte del 15 giugno è un vero e proprio schiaffo di Mosca a tutti gli sforzi della comunità internazionale per una soluzione pacifica. Il terrore aereo russo continua ormai da quattro anni, nonostante le ipocrite dichiarazioni di Mosca che affermano una presunta disponibilità a negoziare la pace.

L’appello di Kiev alla comunità internazionale

Kiev invita con forza la comunità internazionale, in particolare USA, UE e i Paesi del G7, ad adottare decisioni immediate per rafforzare le sanzioni contro la Russia. Tra queste, si richiede in modo urgente l’istituzione di un tetto massimo al prezzo del petrolio russo, fissato a non più di 30 dollari al barile. Questa misura toglierebbe a Mosca le risorse necessarie per continuare la guerra.

Solo la pressione reale può portare la pace

È evidente che solo una pressione concreta sull’aggressore può aprire la strada a una pace duratura. Il primo passo imprescindibile è un cessate il fuoco totale e incondizionato per almeno 30 giorni, condizione essenziale per iniziare il dialogo e la stabilizzazione.

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