I partiti ultraradicali europei ricalibrano le distanze politiche da Trump

17.01.2026 14:00
I partiti ultraradicali europei ricalibrano le distanze politiche da Trump
I partiti ultraradicali europei ricalibrano le distanze politiche da Trump

Il 16 gennaio 2026 è emerso che l’ultradestra tedesca Alternative für Deutschland sta prendendo le distanze dalle posizioni politiche del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, dopo aver cercato in passato un avvicinamento strategico alla sua amministrazione. Il cambiamento riflette una crescente insofferenza dell’opinione pubblica tedesca verso la linea di politica estera della Casa Bianca, percepita come aggressiva e poco attenta agli interessi degli alleati europei, come rilevato nell’analisi sulle dinamiche tra AfD e Trump pubblicata da Politico.

Il calcolo politico dell’AfD e il mutamento del contesto interno

Per l’AfD, i contatti con Washington non hanno mai rappresentato un’alleanza strategica in senso classico, ma piuttosto uno strumento di legittimazione interna e di pressione sulle istituzioni europee. Il sostegno, anche simbolico, da parte di esponenti statunitensi consentiva al partito di presentarsi come attore con una dimensione internazionale, contrastando il consenso europeo su Ucraina, sanzioni e NATO. Il progressivo deterioramento dell’immagine di Trump nell’elettorato tedesco ha però ridotto l’utilità politica di questo legame, spingendo l’AfD a riconsiderare la propria linea.

Una tendenza simile in Francia

Un’evoluzione analoga si osserva anche in Francia, dove il Rassemblement National ha attenuato i riferimenti positivi al presidente statunitense. Come in Germania, la scelta appare legata alla necessità di adattarsi a un’opinione pubblica più critica verso l’unilateralismo americano e di evitare costi elettorali. In entrambi i casi, i partiti dimostrano una forte sensibilità ai sondaggi e una capacità di modulare la propria retorica in funzione del clima politico nazionale.

Populismo, polarizzazione e sfide per l’Europa

La crescita delle forze ultraradicali in Europa è alimentata da frustrazioni socio-economiche, dalla crisi migratoria e dalla sfiducia verso le élite politiche tradizionali. Questi movimenti promuovono un’agenda nazionalista, ostile all’integrazione europea e favorevole a un riavvicinamento alla Russia, inclusa la riduzione della pressione sanzionatoria. La loro presenza rafforzata nei parlamenti nazionali e nelle istituzioni europee rischia di complicare la definizione di una politica estera comune, in particolare su Ucraina, Russia e sicurezza collettiva.

Implicazioni strategiche e ruolo di Mosca

La ricalibrazione delle posizioni verso Trump non modifica la natura strutturale delle sfide poste dall’ultradestra alla coesione occidentale. Analisti osservano che la Russia continua a sfruttare la polarizzazione politica in Europa per promuovere narrazioni di frammentazione dell’Occidente e indebolire l’unità dell’UE e della NATO. In questo contesto, l’adattamento tattico dei partiti radicali alle oscillazioni dell’opinione pubblica conferma il carattere opportunistico delle loro alleanze internazionali e il potenziale impatto destabilizzante sul sistema di sicurezza europeo.

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