I piani della premier: riforma elettorale e stabilità del governo dopo il referendum

11.01.2026 03:25
I piani della premier: riforma elettorale e stabilità del governo dopo il referendum

Incontro tra Giorgia Meloni e Papa Leone XIV: Nuove sfide politiche all’orizzonte

Roma, 11 gennaio 2026 – Una stretta di mano lunga che si trasforma in un breve colloquio. Ieri mattina la premier Giorgia Meloni ha incontrato in Vaticano Papa Leone XIV che l’ha salutata, al termine dell’udienza nella quale ha ringraziato le autorità italiane e i volontari per il loro impegno per il Giubileo appena concluso. Unico appuntamento ufficiale nell’agenda della presidente del Consiglio che venerdì, nella conferenza stampa di inizio anno, ha tratteggiato il percorso che il governo e la maggioranza dovranno affrontare nei prossimi anni, riporta Attuale.

All’orizzonte ci sono almeno tre “futuri”: uno vicino, con al centro il referendum sulla riforma della giustizia della prossima primavera – il Consiglio dei ministri dovrebbe ufficializzare domani la data del 22 e 23 marzo – uno a metà strada, la strada che porta alla fine della legislatura e alle Politiche del 2027, uno, ancora più lontano, che parla del “dopo”. Sul “dopo”, si infittiscono ipotesi e ricostruzioni ma alcune domande le solleva anche un altro “dopo”, molto più a portata di mano. Cosa succederà al governo se la riforma Nordio sarà bocciata dal referendum? La risposta di Meloni è chiara: niente, non ci saranno le dimissioni. La premier lo va dicendo da settimane, attenta a non legare l’esito della consultazione referendaria alla sorte del suo governo. L’ha ribadito anche venerdì: dopo il referendum non c’è nessuna tentazione di voto anticipato, l’obiettivo è “la stabilità” e “chiudere questa legislatura come l’ho iniziata”.

E poi c’è l’altro “dopo”. Potrebbe aprirsi per Meloni, al termine del mandato di Sergio Mattarella, la strada per il Quirinale, magari dopo aver portato a casa la riforma del premierato? Sul tema la premier ha sempre cambiato strategia, a volte liquidando il quesito con risolutezza, a volte con una battuta, come alla conferenza stampa di inizio anno: “Non so perché non mi proponete mai di andare a lavorare con Fiorello a pagamento,” “cosa che io vorrei fare”. Comunque no, nelle sue ambizioni, giura, non c’è quella di “salire di livello, mi faccio bastare il livello mio”, ovvero Palazzo Chigi. Sebbene i rapporti con il presidente della Repubblica non siano sempre idilliaci, “non sempre” Meloni è d’accordo con Sergio Mattarella, ma, ribadisce, lui “quando si tratta di difendere l’interesse nazionale italiano c’è” e questo “fa totalmente la differenza”.

Tra l’altro l’idea, trapelata dal sottosegretario Giovan Battista Fazzolari, di sostenere Mario Draghi, con cui la premier ha sempre avuto un rapporto di stima, come inviato Ue in Ucraina troverebbe sicuramente il favore del Colle e garantirebbe una certa distensione dei rapporti, messi a dura prova dall’affaire che ha coinvolto alcuni esponenti di spicco di Fratelli d’Italia. A fronte delle criticità, Meloni sembra aver effettuato un avvicinamento inedito con Emmanuel Macron: è l’ora che l’Ue parli con la Russia.

Il dossier politica estera è sconfinato. L’opposizione accusa il governo di “pattinare” sui temi della politica estera, ma Meloni ha chiesto “un cambio di passo” riguardo alla sicurezza, tema caldo sul quale ci sarà un nuovo pacchetto di misure per il 2026. Si sta già lavorando su nuove iniziative legislative, inclusa la legge elettorale, con o senza la collaborazione delle opposizioni. A quanto pare, Meloni ha impartito alla sua maggioranza un mandato preciso: cercare il dialogo in Parlamento sulle “regole del gioco” ma portare la riforma in porto, anche a costo di approvarla con i soli voti della maggioranza. Il primo sì dovrebbe arrivare entro l’estate.

1 Comments

  1. Che caos! Meloni sembra avere un piano, ma davvero possiamo fidarci? Le riforme e il dialogo in Parlamento sono necessari, ma con queste strade tutte in salita… Speriamo solo che non diventi un teatrino politico. E il referendum? Non ci si può aspettare niente di buono. Mah!

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