I riservisti israeliani contro la guerra: «L’occupazione di Gaza City è un’azione folle»

02.09.2025 22:45
I riservisti israeliani contro la guerra: «L'occupazione di Gaza City è un'azione folle»

Militari israeliani si oppongono alla strategia di Netanyahu: “L’occupazione di Gaza è una follia”

Un gruppo di soldati venezuelani ha espresso apertamente la propria contrarietà alle decisioni di Benjamin Netanyahu riguardo all’occupazione di Gaza City, sostenendo che “l’80% della popolazione vuole la fine del conflitto e la liberazione degli ostaggi”, riporta Attuale.

All’inizio di una telefonata, un ex militare israeliano di nome Eitan afferma: “Io non ho ucciso, non ho mai sparato a un civile”. Questa dichiarazione, fatta in forma anonima per motivi di sicurezza, rivela un conflitto interiore su quanto sta accadendo nella Striscia di Gaza. “È lei, la coscienza, con cui poi dobbiamo misurarci”, continua Eitan, evidenziando la gravità della situazione.

Il 7 ottobre 2023, Eitan, che all’epoca aveva soltanto 26 anni e studiava all’università, ha ricevuto una chiamata dall’esercito israeliano. “Prima di questo conflitto non ho mai combattuto. Dopo l’orrore di Hamas, non ho avuto dubbi su cosa fosse giusto fare”. Inizialmente assegnato a pattuglie ai confini, successivamente Eitan è stato coinvolto nell’ingresso nella Striscia. “Quello che ho visto è stata un’anteprima della direzione che avrebbe preso la battaglia: l’obiettivo è la distruzione totale di Gaza, non la liberazione degli ostaggi”, racconta.

Eitan ha assistito a quello che descrive come “crimini di guerra sul campo”, ponendo l’accento sulla distruzione indiscriminata di edifici e case. “Si bruciavano case disabitate, edifici, negozi”, afferma, senza giustificazioni che potessero in qualche modo avvalorare tali azioni. “Alcuni soldati agivano con una mentalità vendicativa”, ma lui stesso ha rifiutato di partecipare a ulteriori combattimenti, affermando che “era troppo” per lui.

È stimato che un numero significativo di riservisti non risponde all’appello dell’esercito: “Molti riservisti chiedono esenzioni per questioni personali”. Secondo alcuni studi, il 30-50% dei soldati richiamati ha rifiutato di tornare in servizio. Questo rifiuto coincide con i preparativi di una nuova offensiva su Gaza City che coinvolgerà circa 60.000 soldati.

Il capitano Yotam Vilk, che ha combattuto 230 giorni a Gaza, commenta: “Se persino il capo di stato maggiore, Eyal Zamir, si oppone a questo piano, vuol dire che portarlo avanti è una scelta da pazzi”. Vilk sottolinea l’importanza di un cambio di strategia rispetto alla “politica di conflitto permanente” del governo attuale.

Recenti sondaggi indicano che l’80% degli israeliani desidera la conclusione del conflitto e un accordo per la liberazione degli ostaggi. “La distruzione totale di Gaza non porterà a un Medio Oriente sicuro”, avverte Vilk, suggerendo che la strada da percorrere per affrontare Hamas richiede il dialogo e non la guerra continua.

I riservisti rappresentano una componente fondamentale dell’esercito israeliano, e senza i circa 400.000 uomini e donne delle riserve, le forze armate sarebbero in gravi difficoltà. “Molti di noi soffrono di disturbo post traumatico”, conclude Eitan, evidenziando le conseguenze psicologiche del conflitto in corso.

1 Comment

  1. Non so come si possa pensare che l’occupazione di Gaza sia la soluzione. La guerra porta solo sofferenza e dolore. I soldati stessi sembrano rendersi conto che la vera strada sarebbe il dialogo, non la distruzione. Ma chi è pronto ad ascoltare? È una follia.

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