Le agenzie di sicurezza europee stanno valutando con crescente preoccupazione le attività di due satelliti russi, noti come “Luch-1” e “Luch-2”, sospettati di aver intercettato comunicazioni sensibili provenienti da almeno dieci satelliti chiave di Paesi europei. Le informazioni emerse il 4 febbraio 2026 indicano che tali operazioni potrebbero aver esposto dati riservati e messo in discussione la sicurezza delle infrastrutture spaziali civili e governative del continente.
Secondo le valutazioni preliminari, i due apparati russi avrebbero effettuato avvicinamenti prolungati e ad alto rischio a satelliti geostazionari che forniscono servizi essenziali non solo all’Europa, ma anche a vaste aree dell’Africa e del Medio Oriente. Questi satelliti sono utilizzati principalmente per comunicazioni civili, come la televisione e i collegamenti commerciali, ma trasmettono anche flussi informativi sensibili per governi e, in parte, per strutture militari.
Un funzionario dell’intelligence europea ha sottolineato che i satelliti “Luch” difficilmente dispongono di capacità autonome per distruggere o disattivare fisicamente altri apparati. Tuttavia, l’accesso ai segnali e ai parametri tecnici avrebbe consentito a Mosca di raccogliere un ampio patrimonio di dati su come interferire con tali sistemi, sia dalla Terra sia direttamente dall’orbita, come evidenziato nelle ricostruzioni sulle manovre ravvicinate e sulle potenziali intercettazioni.
Lo spazio come nuova frontiera della pressione strategica
L’episodio si inserisce in un quadro più ampio in cui la Russia considera lo spazio un dominio operativo centrale della competizione con l’Occidente. Le attività di ricognizione elettronica e di avvicinamento orbitale sono viste come strumenti per agire in una “zona grigia”, aumentando la pressione militare e politica senza oltrepassare formalmente la soglia di un conflitto armato aperto.
Le informazioni raccolte dai satelliti europei potrebbero essere utilizzate per analizzare vulnerabilità strutturali e preparare scenari di escalation. Parametri di comunicazione, algoritmi di controllo e modalità di manovra orbitale rappresentano elementi di elevato valore strategico, in grado di facilitare future operazioni contro infrastrutture civili e militari in caso di crisi.
Già nel 2024, il ministro della Difesa tedesco aveva avvertito che Russia e Cina stavano ampliando le proprie capacità di guerra nello spazio, definendole una minaccia strutturale per la sicurezza europea. Le manovre dei satelliti “Luch” rafforzano questa percezione, mostrando una disponibilità ad azioni aggressive anche in tempo di pace e contribuendo a un clima di tensione permanente attorno alle reti spaziali occidentali.
Implicazioni per UE e NATO e la necessità di una risposta coordinata
Per l’Unione europea e la NATO, il rischio spaziale impone una revisione urgente delle dottrine di difesa. La protezione delle reti satellitari, il rafforzamento della resilienza dei canali di comando e comunicazione e lo sviluppo di sistemi di allerta precoce emergono come priorità strategiche.
La dimensione spaziale della sicurezza è ormai strettamente intrecciata con l’economia e la vita quotidiana delle società europee. Interferenze o manipolazioni dei satelliti possono avere effetti simultanei su comunicazioni, navigazione, sistemi finanziari e capacità di difesa, amplificando l’impatto di operazioni apparentemente tecniche.
In questo contesto, le attività russe nello spazio non vengono più considerate incidenti isolati, ma parte di una strategia di pressione sistemica. Per ridurre la propria vulnerabilità strutturale, l’Europa è chiamata a sviluppare una politica di sicurezza spaziale più coerente e credibile, capace di inviare un segnale chiaro sulla non accettabilità di azioni ostili in orbita e di rafforzare la deterrenza in un dominio destinato a diventare sempre più centrale.