I tre figli sottratti alla famiglia di Palmoli per ordine del Tribunale dei minori

22.11.2025 02:55
I tre figli sottratti alla famiglia di Palmoli per ordine del Tribunale dei minori

Controversia sull’allontanamento dei figli di una famiglia anglo-australiana a Palmoli

Chieti, 22 novembre 2025 – “Noi vorremmo restare, ma stiamo prendendo in esame un’altra opzione: prendiamo i passaporti, mia moglie con i bambini torna in Australia e io resto qui a badare agli animali. Speriamo di no, perché a noi piace la nostra casa qui”. A parlare è Nathan Trevallion, 51 anni, ex chef originario di Bristol, nel Regno Unito, padre dei tre bambini allontanati dai genitori per ordine del Tribunale per i minorenni dell’Aquila, trasmettendo dolore e frustrazione per la forzata separazione. La vicenda della famiglia anglo-australiana che vive nel bosco di Palmoli, in provincia di Chieti, accende un animato dibattito sul confine tra libertà educativa e tutela dei diritti dei minori, riporta Attuale.

La famiglia, che da tempo vive in condizioni di quasi autosufficienza – senza acqua corrente e con servizi igienici molto approssimativi, in un rudere fatiscente e una roulotte nel bosco –, ha visto i tre figli (una bambina di otto anni e due gemelli di sei) trasferiti in una casa-famiglia nella zona di Vasto. Lì resteranno insieme alla madre Catherine Birmingham, 45 anni, ma la donna è costretta a dormire in una stanza al piano di sotto, separata dai figli, una situazione che il padre definisce “la cosa più dura” da sopportare. “I bambini sono tristi, ma sono anche agitati, eccitati, iperattivi. Stanno scappando dai loro sentimenti, dal dolore”, riferisce Catherine al ‘Centro’.

L’ordinanza che stabilisce l’allontanamento dei tre minori si basa non sul mancato diritto all’istruzione, ma sul “pericolo di lesione del diritto alla vita di relazione”, evidenziando i gravi effetti psicologici ed educativi derivanti dall’isolamento, con i minori che non si confrontano con i coetanei e vivono in condizioni abitative non sicure. Il Tribunale ha sottolineato l’impossibilità di garantire la sicurezza della ‘casa nel bosco’, citando l’assenza di essenziali impianti elettrici, idrici e termici e il rifiuto dei genitori di sottoporre i figli a verifiche e trattamenti sanitari obbligatori per legge. Il legale della famiglia, Giovanni Angelucci, contesta il provvedimento, definendolo infondato e ha annunciato ricorso: “Nella sentenza sono state scritte falsità”.

Tra le obiezioni sollevate c’è anche quella riguardante l’attestato di idoneità scolastica per la bambina più grande. “Nell’ordinanza si insinua ancora sull’istruzione dei minori che non avrebbero l’autorizzazione all’home schooling. Alla più grande viene anche contestato l’attestato di idoneità per il passaggio alla classe terza perché non ratificato dal ministero. Attestato che, invece, esiste ed è anche protocollato”. Dal punto di vista pedagogico, la decisione del Tribunale è stata giudicata eccessiva da Saverio Santamaita, ordinario di Storia della pedagogia all’Università di Chieti-Pescara. Lo studioso sottolinea come il diritto dei genitori a educare i figli sia costituzionalmente garantito, anche se non assoluto, e ha sostenuto che il provvedimento è sproporzionato rispetto alla situazione. Secondo lui, si poteva aprire un dialogo con la famiglia, cercando di convincere i genitori a mandare i figli a scuola, invece di procedere con l’allontanamento e la sospensione della potestà genitoriale.

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