Ian Bremmer analizza il vertice di Shanghai: «La Russia dimostra di non essere isolata»

01.09.2025 08:05
Ian Bremmer analizza il vertice di Shanghai: «La Russia dimostra di non essere isolata»

Xiang Jinping vuole riformare l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai in un meccanismo pratico

DALLA NOSTRA CORRISPONDENTE
NEW YORK – Xiang Jinping mira a trasformare l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (OCS) da piattaforma di dialogo a un “meccanismo per una cooperazione pratica a tutti gli effetti”. Quali saranno gli obiettivi e le modalità di questa riforma? Ian Bremmer, politologo e presidente dell’Eurasia Group, sottolinea che la mancanza di prevedibilità degli Stati Uniti e l’assenza di una leadership continua in ambito sicurezza, commercio e diplomazia porteranno molti Paesi a considerare nuove alleanze, riporta Attuale.

Le sfide nella regione
«India e Cina si trovano politicamente su posizioni opposte in numerose questioni e i conflitti per l’influenza in aree come Sri Lanka, Maldive e Pakistan sono emblematici», spiega Bremmer. A fronte di tensioni commerciali improvvise con gli Stati Uniti, l’India potrebbe cercare di stabilire rapporti più solidi con la Cina. Nonostante le rivalità, Delhi è stimolata a costruire legami economici più stabili per ridurre le tensioni di sicurezza al confine. Tuttavia, con la Russia, la situazione è diversa; la relazione strategica tra India e Russia è in declino, complicata dalla scarsa qualità e disponibilità di armi russe.

Il ruolo di Putin e il messaggio all’Occidente
Il summit dell’OCS rappresenta per Xi Jinping l’opportunità di posizionarsi come leader nel nuovo ordine globale. Bremmer commenta che per Putin, l’incontro con Trump in Alaska trasmette un chiaro messaggio all’Occidente: nonostante le sanzioni, molti Paesi continuano a interagire con la Russia. «Putin è un membro a pieno titolo dell’OCS, pari agli altri Paesi, e questo segnala un parziale fallimento nell’isolamento della Russia da parte dell’Occidente», afferma.

Geopolitica americana e margini di azione
Riguardo al possibile isolamento degli Stati Uniti, Bremmer riflette: «Difficilmente si può parlare di marginalizzazione per il Paese più potente del mondo. Se c’è un’emarginazione, è auto-imposta». Sottolinea che l’attuale approccio americano non è isolazionismo ma unilateralismo, condotto da una percezione che gli alleati siano ora meno efficaci rispetto ai decenni precedenti. La crescente competitività dell’Unione Europea, come evidenziato dal piano di Mario Draghi, potrebbe fornire un contrappeso, ma la visione di Trump sembra più concentrata sull’imposizione di pressioni piuttosto che sulla costruzione di alleanze forti e competitive.

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