Iceland rinuncia alla disputa legale con il governo islandese e annuncia sconti per i residenti
Iceland, la catena di supermercati britannica specializzata in alimenti surgelati, ha deciso di abbandonare una controversia legale decennale con il governo dell’Islanda riguardante l’esclusività del marchio commerciale della parola “Iceland”, termine che in inglese significa Islanda. L’azienda ha altresì annunciato un’offerta di sconto per tutti gli islandesi che faranno acquisti nei suoi negozi, con i fondi destinati a finanziare questa iniziativa provenienti dal budget precedentemente accantonato per un terzo ricorso legale, a cui ha ora rinunciato, riporta Attuale.
La compagnia Iceland era riuscita a registrare la parola “Iceland” come marchio commerciale presso l’Unione Europea nel 2014, dopo numerosi tentativi. Grazie a questa registrazione, la società ha ottenuto il diritto di utilizzare il nome in modo esclusivo, impedendo ad altre aziende all’interno dell’Unione di farne uso commerciale senza pagare un compenso alla catena britannica.
Tuttavia, nel 2019, l’Ufficio per la proprietà intellettuale dell’Unione Europea accolse la causa presentata nel 2016 dal governo islandese, il quale sosteneva che la registrazione del marchio ostacolava le aziende nazionali nella promozione dei loro beni e servizi all’estero. L’Ufficio stabilì che non era giustificato concedere a un’impresa l’uso esclusivo di un nome che rappresenta un paese con una lunga storia. Iceland ha tentato di appellarsi due volte, ma ha perso entrambe le volte, l’ultima nel corso del 2024.
Attualmente, Iceland potrà continuare a utilizzare il proprio nome, sebbene la società abbia perso l’esclusiva sette anni fa. Con sede in Galles, l’azienda gestisce circa 900 punti vendita e fu fondata nel 1970 da Malcolm Walker, il quale è il padre dell’attuale amministratore delegato Richard Walker.
Ma dai, una vicenda così lunga! Sembra incredibile che un supermercato britannico fosse riuscito a registrare il nome di un paese. Ora che rinunciano alla causa, speriamo che gli islandesi ne traggano vantaggio. Magari potrebbero anche condividere qualche specialità da noi, eh?