Il Benin offre passaporti a celebrità afrodiscendenti per attrarre turisti

22.08.2025 15:36
Il Benin offre passaporti a celebrità afrodiscendenti per attrarre turisti

Ciara ottiene la cittadinanza del Benin, ma il programma solleva interrogativi

Alla fine di luglio, la cantante pop afroamericana Ciara ha ottenuto la cittadinanza del Benin, un piccolo stato dell’Africa occidentale affacciato sul Golfo di Guinea. È stata la prima a ricevere questa cittadinanza grazie a un programma del governo che consente a chi dimostra di avere antenati tra le vittime della tratta degli schiavi di ottenere lo status di cittadino, riporta Attuale.

L’iniziativa è parte di una strategia più ampia volta a incrementare la visibilità del Benin all’estero e attrarre visitatori. L’obiettivo è trasformare il paese in una destinazione turistica internazionale, concentrandosi in particolare sulla diaspora africana.

Il Benin, storicamente noto come uno dei principali porti della tratta degli schiavi tra il XVI e il XIX secolo, ha visto Ciara, originaria degli Stati Uniti, dimostrare la propria ascendenza beninese grazie a un test del DNA. Questa procedura è una delle modalità per accedere al programma, aperto a chiunque abbia più di 18 anni e possa dimostrare di avere discendenti in un paese dell’Africa Subsahariana coinvolto nella tratta, senza necessità di avere legami diretti con il Benin.

Il governo del Benin trae ispirazione dal vicino Ghana, che ha significativamente aumentato le entrate turistiche in anni recenti attraverso programmi simili, incentivando i nuovi cittadini a visitare il loro paese d’origine. Nel 2024, il Ghana è diventato il paese più visitato dell’Africa occidentale, secondo il World Economic Forum.

Per promuovere ulteriormente la cultura e la storia del Benin, il presidente Patrice Talon ha nominato vari “ambasciatori tematici”, tra cui il regista Spike Lee e sua moglie, l’avvocata Tonya Lewis Lee, affinché diffondano la cultura beninese tra le persone di discendenza africana negli Stati Uniti.

Dal 2016, Talon, un imprenditore miliardario che ha consolidato il suo potere durante il suo mandato, ha suscitato preoccupazioni per la sua gestione democratica. Sebbene il Benin non sia considerato un paese autoritario, la qualità della democrazia è diminuita nel tempo, sollevando scetticismi sulle modalità di sviluppo del settore turistico.

Il governo ha annunciato investimenti significativi, con l’obiettivo di migliorare le infrastrutture turistiche; in particolare, è stato stanziato circa 1,4 miliardi di dollari per il settore, mirando a raggiungere due milioni di visitatori all’anno entro il 2030. Nel 2019, la Banca Mondiale ha registrato solo 337.000 visitatori.

Recentemente, il governo ha concluso la ristrutturazione della “porta di non ritorno”, un monumento emblematico sul litorale della capitale Ouidah. Inoltre, sono in corso lavori per un nuovo museo dedicato alla tratta e un parco tematico di quasi 40.000 metri quadrati, comprendente un hotel, una replica di una nave di schiavi, giardini e mercati artigianali, nonché un’arena per spettacoli culturali legati al vudù.

Il progetto ha ricevuto critiche per la sua sostenibilità sociale e ambientale. Amnesty International ha condotto un’indagine rivelando che almeno 234 persone sono state sfrattate dall’area per consentire i lavori senza un risarcimento adeguato. In totale, lungo la costa tra Ouidah e Cotonou, quattro grandi progetti turistici hanno portato allo sfratto di circa 6.000 persone, secondo il rapporto di Amnesty.

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