Il Brasile resiste alle pressioni di Trump, il processo contro Bolsonaro continua

23.12.2025 18:35
Il Brasile resiste alle pressioni di Trump, il processo contro Bolsonaro continua

Trump e Bolsonaro: un’alleanza in crisi tra pressioni e ritrattazioni

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha adottato misure coercitive nei confronti del Brasile per cercare di influenzare il processo giudiziario che coinvolge Jair Bolsonaro, ex presidente brasiliano condannato a 27 anni di carcere per tentato colpo di stato. Nonostante i tentativi di Trump, le istituzioni brasiliane hanno mantenuto la loro indipendenza, portando a una situazione di stallo tra i due paesi, riporta Attuale.

Nel corso degli ultimi mesi, Trump ha esercitato pressioni sul presidente brasiliano attuale, Luiz Inácio Lula da Silva, attraverso una serie di iniziative, a partire dai dazi. Lo scorso 9 luglio, Trump ha inviato una lettera minacciosa a Lula, annunciando l’intenzione di imporre dazi del 50% su tutte le importazioni brasiliane se non fosse stata immediatamente interrotta l’azione legale contro Bolsonaro, definita da Trump come una “caccia alle streghe”. Tuttavia, il processo è proseguito senza interruzioni, e i dazi sono stati attivati poco dopo.

Successivamente, il 15 luglio, l’amministrazione statunitense ha avviato un’indagine sulle presunte pratiche commerciali sleali da parte del Brasile nei confronti delle aziende statunitensi, nonostante la storica alleanza commerciale tra i due paesi che ha visto gli Stati Uniti registrare un surplus commerciale di miliardi di dollari. L’indagine è attualmente in fase di svolgimento.

In aggiunta, le sanzioni sono state utilizzate come strumento di pressione. L’amministrazione Trump ha invocato il Global Magnitsky Act per colpire il giudice Alexandre de Moraes, noto per aver guidato il processo contro Bolsonaro e per aver imposto limitazioni sui social media per prevenire la disinformazione. Le sanzioni hanno congelato i beni del giudice negli Stati Uniti e impedito a cittadini e aziende statunitensi di intrattenere rapporti commerciali con lui.

Tuttavia, le manovre di Trump non hanno sortito l’effetto desiderato. Il processo a carico di Bolsonaro è proseguito fino alla condanna, e le politiche protezionistiche hanno avuto conseguenze indesiderate. L’aumento dei dazi ha fatto lievitare i prezzi di beni fondamentali come il caffè e la carne, entrambi provenienti dal Brasile. Questo ha finito per colpire negativamente i consumatori statunitensi, molti dei quali dipendono da questi prodotti.

Lula, da parte sua, ha mantenuto una posizione ferma di fronte alle pressioni statunitensi, riaffermando l’indipendenza delle istituzioni brasiliane e difendendo l’operato della magistratura. Il presidente ha dichiarato di essere “fiero” dell’indagine che ha portato alla rivelazione del tentato colpo di stato. In una lettera aperta a Trump pubblicata sul New York Times, Lula ha sottolineato che la democrazia e la sovranità del Brasile non sono negoziabili, pur rimanendo aperto a negoziati che possano portare benefici reciproci.

Di recente, la Corte Suprema brasiliana ha avviato un’indagine su Eduardo Bolsonaro, figlio di Jair, accusato di aver danneggiato gli interessi del Brasile per favorire la propria famiglia in seguito all’aumento dei dazi statunitensi.

Non avendo ottenuto i risultati sperati, Trump ha recentemente rivisto le sue decisioni, revocando le sanzioni al giudice de Moraes e gran parte dei dazi imposti. Dopo l’arresto di Bolsonaro il 22 novembre, Trump ha mostrato disinteresse, limitandosi a un laconico “è un peccato”.

Nell’ottobre scorso, Trump e Lula si sono incontrati in Malaysia durante il summit dell’ASEAN, dove entrambi i leader hanno descritto i colloqui in maniera positiva. Trump ha espresso apprezzamento per Lula, definendolo “una persona molto forte”, mentre il rappresentante commerciale degli Stati Uniti ha prospettato la possibilità di accordi commerciali favorevoli a entrambi i paesi.

A inizio dicembre, funzionari statunitensi e brasiliani si sono riuniti a Washington per discutere di terre rare, risorse di valore strategico che il Brasile possiede ma non ha i mezzi per estrarre. Gli Stati Uniti, d’altro canto, cercano di diminuire la dipendenza dalla Cina per queste risorse, mirando a una collaborazione vantaggiosa.

In risposta alle pressioni di Trump, anche la Cina ha mostrato una resistenza simile, affrontando le minacce è riuscita a mantenere un approccio indipendente, previa revisione delle relazioni commerciali con gli Stati Uniti.

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