Il calcio francese chiede la liberazione del giornalista Christophe Gleizes condannato in Algeria per terrorismo

19.12.2025 09:45
Il calcio francese chiede la liberazione del giornalista Christophe Gleizes condannato in Algeria per terrorismo

Solidarietà per Christophe Gleizes, giornalista condannato in Algeria a sette anni di carcere

Dall’inizio di dicembre, le principali squadre di calcio in Francia hanno lanciato appelli e comunicati di solidarietà per Christophe Gleizes, un uomo di 36 anni recentemente condannato in Algeria a sette anni di carcere con accuse di terrorismo. Recentemente, la richiesta di liberazione di Gleizes è stata sostenuta dal Paris Saint-Germain, la squadra più ricca e influente del paese, così come da altre società della Ligue 1, tra cui Nizza, Lens (attualmente prima in classifica), Auxerre, Le Havre e Nantes. Anche la Federazione calcistica francese e l’associazione che gestisce i campionati di calcio professionistici hanno espresso il proprio sostegno, riporta Attuale.

È notevole che il calcio professionistico in Francia si mobiliti in modo così deciso in una questione tanto delicata, che intreccia i rapporti storici tra Francia e Algeria, le rivendicazioni di una minoranza etnica e i legami di questa comunità con una squadra di calcio algerina.

Gleizes, giornalista sportivo, è stato condannato in appello il 3 dicembre a sette anni di prigione, accusato di «favoreggiamento del terrorismo» e di possesso di «materiale di propaganda dannoso per l’interesse nazionale».

Le accuse mosse contro di lui sono considerate infondate: Gleizes è un giornalista noto e rispettato in Francia, collaborando con riviste come So Foot e Society, senza mai dare indicazioni di legami con gruppi violenti. Attualmente, l’Algeria è sotto un governo sempre più autoritario presieduto da Abdelmadjid Tebboune, in carica dal 2019.

Il giornalista ha dedicato anni alla copertura del calcio in Algeria, grazie alla sua esperienza personale vissuta nel continente africano durante l’infanzia. Nel 2018 ha pubblicato insieme a Barthélémy Gaillard un’inchiesta dal titolo Magique système: L’esclavage moderne des footballeurs africains, analizzando le truffe subite da aspiranti calciatori in vari paesi sub-sahariani. Attualmente, Gleizes stava lavorando a un nuovo libro ambientato in Algeria sull’attaccante camerunense Albert Ebossé, tragicamente scomparso nel 2014 in circostanze poco chiare.

La morte di Ebossé, avvenuta dopo una partita tra il suo club, la Jeunesse Sportive de Kabylie, e l’USM Alger, sollevò un accesso dibattito in Algeria. Secondo la versione ufficiale, il giocatore sarebbe stato colpito da un sasso lanciato da un tifoso, ma i familiari sostengono che la causa della morte sia da attribuire a un pestaggio. Questa versione è servita a delegittimare il movimento autonomista cabilo, con cui il club ha storicamente legami.

Gleizes ha seguito il caso di Ebossé per diversi anni e dal 2015 era in contatto con esponenti del Mouvement pour l’autodétermination de la Kabylie (MAK), considerato dal governo algerino un gruppo terroristico dal 2021. Aksel Bellabbaci e Ferhat Mehenni, due figure politiche di spicco del MAK, hanno affermato di aver condiviso con Gleizes le loro convinzioni riguardo l’omicidio di Ebossé, visto come un atto per minare il movimento autonomista.

Nel maggio 2024, Gleizes è entrato in Algeria con un visto turistico, consapevole delle difficoltà di ottenere un permesso di lavoro come giornalista sotto un regime autoritario. È stato arrestato il 28 maggio nella città di Tizi Ouzou, capitale informale della Cabilia, e dopo un breve rilascio, è stato nuovamente catturato dalle autorità, trovandosi ora in una cella di dieci metri quadrati. Il 29 giugno 2025 è stata confermata la sua condanna a sette anni di carcere.

La repressione contro i giornalisti in Algeria non è un fenomeno recente; Amnesty International ha documentato almeno 12 arresti di giornalisti nell’ultimo biennio, con un’intensificazione delle pressioni sulla comunità cabila e sul JSK. Tensioni diplomatiche tra Algeria e Francia hanno aggravato ulteriormente la situazione, inclusi recenti sviluppi come la grazia concessa a Boualem Sansal, un altro figura controversa con legami con la Francia.

Oltre a numerose squadre di calcio, anche ex calciatori del PSG hanno espresso solidarietà, tra cui il brasiliano Raí e l’allenatore Jean-Marc Pilorget. Tuttavia, due delle personalità sportive più emblematiche legate alla Cabilia, Zinedine Zidane e Kylian Mbappé, non hanno ancora commentato il caso di Gleizes.

Il presidente francese Emmanuel Macron ha espresso «profonda inquietudine» per la situazione di Gleizes, e il ministro dell’Interno Laurent Nuñez ha confermato che le negoziazioni per la sua liberazione sono in corso. Il 14 dicembre, i legali di Gleizes hanno presentato un ricorso in Cassazione contro la condanna, mentre sua madre ha formalmente richiesto la grazia al presidente algerino Tebboune. La situazione rimane complessa, soprattutto alla luce della recente proclamazione simbolica di indipendenza della Cabilia da parte del MAK, che potrebbe complicare ulteriormente i rapporti tra i due paesi.

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