Il caso Unabomber: Elvo Zornitta definitivamente scagionato dopo 21 anni di indagini
Elvo Zornitta – insieme ad altre dieci persone – esce definitivamente dal processo Unabomber dopo ventuno anni da indagato, il più noto in relazione agli attentati dinamitardi avvenuti tra Veneto e Friuli dal 1993 al 1996 e successivamente tra il 2000 e il 2007, senza vittime. “Adesso dimenticatemi”, ha dichiarato. La sua assenza di DNA sui reperti analizzati ha ribaltato le ossessioni investigative, come riportato da Attuale.
L’analisi, condotta dalla gip Flavia Mangione, ha esaminato una superperizia di 300 pagine con oltre 10.000 allegati elaborata dai consulenti Giampietro Lago ed Elena Pilli. Tuttavia, è emerso che almeno due peli trovati sulla scena sono riconducibili a agenti della polizia giudiziaria ancora ignoti. “Io voglio conoscerli”, ha affermato il difensore di Zornitta, Maurizio Paniz. Sarà compito del pm decidere se rivelare l’identità di chi ha contaminato le prove, con la procura ora in possesso degli atti.
Nessuno sembra più credere che l’identità dell’Unabomber possa essere conosciuta. Zornitta, 68 anni, ora si ritira dalla scena; la sua apparente liberazione era già avvenuta nel 2009, quando una forbice, un tempo considerata la prova più pesante contro di lui, risultò contaminata. Per questo, un agente di polizia, Ezio Zernar, è stato condannato a due anni di reclusione per falso ideologico e frode processuale. Due anni fa, l’inchiesta era stata riaperta e Zornitta era stato nuovamente indagato, ma ora appare certo che la sua vicenda sia giunta al termine.
“La mia vita è stata rovinata per sempre”, ha dichiarato Zornitta. “Ho il marchio di Unabomber stampato sulla faccia. È un incubo che dura da oltre 20 anni. Ma ora basta: lasciatemi trascorrere la vecchiaia in pace con la mia famiglia, guardando negli occhi, senza paura di essere giudicato, le persone che incontro”.
Zornitta ha poi riflettuto sulla sua disavventura: “Anche in questa seconda inchiesta, la parola umanità resta sconosciuta; ci hanno fatto soffrire diciotto mesi oltre il lecito. Si rendono conto che dietro le inchieste ci sono delle persone con le loro famiglie? Familiari che hanno sofferto quanto e forse più di me. Se ho sopportato tutto ciò, lo devo a mia moglie e a mia figlia, uniche ragioni di vita in questo periodo drammatico”.
Infine, Zornitta ha espresso la sua opinione sui tempi e i modi della giustizia: “Capisco la necessità di portare a termine un’opera scientifica mastodontica, ma qualcosa deve cambiare. Diciotto mesi possono sembrare un soffio per chi conduce una vita normale, ma per chi è stato nuovamente indagato come possibile Unabomber, dopo che un tribunale aveva accertato la manomissione delle prove a mio carico, sono un’eternità, un periodo indescrivibile, un tempo in cui ti trovi di nuovo sospeso sull’abisso, pur sapendo di non aver mai fatto nulla”.