Rifiutato il finanziamento per le Winx: una crisi per l’industria cinematografica italiana
Le recenti decisioni delle commissioni di finanziamento del Ministero della Cultura (Mic) hanno escluso la nona serie del Winx Club, in una situazione senza precedenti per il gruppo Rainbow. «Non era mai accaduto in venti anni», afferma Igino Straffi, fondatore e Ceo del gruppo, lamentando il rifiuto che ha impattato anche sul film «Giulio Regeni- Tutto il male del mondo», escluso per un soffio. La lista dei film respinti è lunga, inclusi lavori di importanti registi come Walter Veltroni e Roberta Torre, suscitando polemiche all’interno del settore, riporta Attuale.
La richiesta di un milione di euro per la produzione delle Winx, coprodotto con la Rai, ha ricevuto un secco “no”. «Anche se l’avessero accolta, non avrebbero erogato l’intera somma», spiega Straffi, sottolineando che solitamente i contributi ammontano a 100-200 mila euro. La nuova serie di Winx, giudicata dalla commissione non all’altezza, è stata considera innovativa e costosa, mentre il mercato dell’animazione continua ad affrontare gravi difficoltà. «La Rai ha beneficiato significativamente del successo delle Winx», aggiunge.
Nonostante il riconoscimento di un tax credit per le Winx, Straffi sostiene che si tratta di un contributo automatico affetto da problemi di riforma. «Questi contributi automatici sono la vera soluzione, come avviene in altri paesi», afferma. Tuttavia, critica il sistema di finanziamento attuale, che favorisce le major internazionali a discapito dei produttori locali. Chiede invece un metodo basato sui risultati concreti delle opere italiane.
Il caso Regeni e l’inefficienza del sistema di finanziamento
Il rifiuto del docufilm su Giulio Regeni ha provocato un vespaio di polemiche e dimissioni all’interno della commissione. Straffi ha messo in evidenza la necessità di ripensare i contributi selettivi, attualmente giudicati inefficienti per le piccole aziende. «Il contributo dovrebbe essere basato sul reale successo al botteghino e sulla diffusione delle opere», ha proposto.
Il tax credit, pur essendo un automatismo, ha mostrato lacune, affermano i produttori. «La struttura attuale non aiuta i produttori italiani, portando al 70% dei benefici per le major internazionali», spiega. Propone una nuova forma di sostegno basata sulle performance effettive, affinché il sostegno sia reale e meritocratico.
Impatto della negazione del contributo e prospettive future per Rainbow
Sebbene il rifiuto per il milione di euro complicasse la situazione, Straffi puntualizza che il gruppo Rainbow è diversificato. Ha in cantiere altre produzioni, tra cui una nuova serie di 44 gatti e collaborazioni internazionali tramite la Bardel, che operano a Hollywood. «La diversificazione ci ha protetti, così l’estero può compensare eventuali difficoltà in Italia», sottolinea.
Il rallentamento dell’industria cinematografica italiana nel 2025 e l’assenza a Cannes
Straffi spiega che la stagnazione del settore cinematografico italiano nel 2025 è dovuta al congelamento e alla revisione della legge sul tax credit. Questo ha influito su tutta l’industria, riducendo drasticamente la produzione e bloccando i set. «È simile a un fermo pesca, e questo è il motivo per cui non ci sono film italiani al Festival di Cannes», conclude. Nonostante i cambiamenti alle normative, auspica che ci sia una maggiore consultazione con gli attori principali del settore per garantire regole più chiare e sostenibili.