Il Congresso del Partito Comunista del Vietnam: una settimana di decisioni cruciali per il futuro del paese
Lunedì ha preso avvio il Congresso del Partito Comunista del Vietnam, un evento di grande importanza che definisce la nuova leadership del paese. La durata della manifestazione è di una settimana e si svolge ogni cinque anni; quest’anno, tuttavia, il Congresso è considerato particolarmente significativo. Il Vietnam sta vivendo un periodo di crescita economica rilevante e si trova di fronte a una delle ultime opportunità per migliorare la propria situazione prima di affrontare il fenomeno dell’invecchiamento della popolazione. Pertanto, l’obiettivo è chiaro: «diventare ricchi prima di diventare vecchi», riporta Attuale.
Il Vietnam, un paese comunista unificato da cinquant’anni, è guidato da un governo le cui cariche principali sono decise dal Partito Comunista. I recenti piani politici ed economici sono ambiziosi, prevedendo una crescita del Prodotto Interno Lordo pro capite del 70% entro il 2030 e la trasformazione del paese in un’economia sviluppata e prospera entro il 2045.
Quest’anno, il Congresso potrebbe inoltre consolidare il potere nell’attuale Segretario generale del Partito, To Lam, limitando l’influenza dell’apparato militare, che ha rivestito un ruolo centrale sin dalla fine della guerra con il Vietnam del Sud, avvenuta nel 1975. La popolazione vietnamita, attualmente composta da 102 milioni di abitanti, ha visto una drammatica riduzione della povertà, passata da oltre 12 milioni a 5 milioni tra il 2010 e il 2020, grazie a riforme economiche ispirate a un modello di economia di mercato socialista.
Negli ultimi decenni, il PIL vietnamita è cresciuto stabilmente a ritmi del 6-7% all’anno, uno dei tassi più elevati al mondo, e dopo il rallentamento dovuto alla pandemia, l’economia ha ripreso a crescere. Nel 2025, le stime indicano una crescita attorno all’8%, mentre per il 2026 l’obiettivo è fissato al 10%. Alla base di tale crescita ci sono le industrie manifatturiere, avvantaggiate dalla manodopera a basso costo e dalla posizione geografica favorevole.
Il Vietnam è guidato dai “quattro pilastri”: il segretario generale del partito, il presidente, il primo ministro e il presidente del parlamento. Tradizionalmente, questi ruoli sono stati separati, per evitare la concentrazione di potere nelle mani di un singolo leader. Le nomine avvengono attraverso un processo interno al Partito Comunista, con un’unica elezione per il parlamento, priva di reale rappresentanza. Gli oltre 5,5 milioni di membri del partito designano 1.586 delegati al Congresso, i quali nominano a loro volta i 200 membri del Comitato Centrale, che scelgono tra 17 e 19 membri del Politburo.
To Lam, attuale Segretario generale, è in carica dall’agosto 2024, dopo la morte del suo predecessore Nguyen Phu Trong. Durante il suo breve mandato, Lam ha avviato importanti riforme, inclusa la ristrutturazione dell’amministrazione provinciale e una campagna anticorruzione. Si prevede che venga confermato nell’incarico, e potrebbe anche assumere la carica di presidente, attualmente occupata dal generale Luong Cuong, in pensione.
Il primo ministro Pham Minh Chinh, 67 anni, andrà anch’esso in pensione e sarà sostituito da Le Minh Hung, il più giovane membro del Politburo. Il programma economico del nuovo governo punta a diversificare l’economia, promuovendo i settori tecnologici e scientifici, in particolare lo sviluppo dell’industria dei semiconduttori. Negli ultimi tempi, il Vietnam ha attratto molte industrie cinesi in cerca di nuovi insediamenti a causa dei dazi statunitensi. Tuttavia, le esportazioni vietnamite verso gli Stati Uniti non hanno subito una significativa contrazione, sebbene le riforme industriali siano viste come essenziali per ridurre tale dipendenza.
Il successo delle politiche economiche sarà determinato anche dall’incremento dei salari e dall’espansione della classe media. Tuttavia, la stabilità politica del regime comunista vietnamita, percepita come autoritaria, si basa su un tacito accordo con la popolazione, che accetta la limitazione delle libertà politiche in cambio di un miglioramento delle condizioni economiche. Lam ha promosso un discorso incentrato sulla «crescita nazionale», focalizzandosi sulla necessità di sfruttare la forza lavoro attualmente disponibile e rivolgendo maggiore attenzione all’iniziativa privata nel contesto di un’economia competitiva.