Il Cremlino subordina la pace a concessioni territoriali e non intende fermare la guerra

23.01.2026 17:40
Il Cremlino subordina la pace a concessioni territoriali e non intende fermare la guerra
Il Cremlino subordina la pace a concessioni territoriali e non intende fermare la guerra

Il 23 gennaio 2026 è stato reso noto che, durante i negoziati svoltisi al Cremlino nella notte tra il 22 e il 23 gennaio, la leadership russa ha chiarito di non avere intenzione di interrompere le operazioni militari in Ucraina. Nel colloquio con la delegazione negoziale statunitense, Mosca ha ribadito che la cosiddetta “operazione militare speciale” proseguirà finché non verrà risolta la questione territoriale secondo condizioni definite dal Cremlino.

Secondo quanto emerso, Vladimir Putin ha indicato che un cessate il fuoco duraturo sarebbe possibile solo dopo l’attuazione della cosiddetta “formula di Anchorage”. Tale impostazione prevede il ritiro delle forze ucraine dal Donbass e la fissazione dell’attuale linea del fronte nelle regioni di Zaporižžja e Kherson, senza obblighi futuri di restituzione di questi territori.

Questa posizione è stata formalizzata nel resoconto ufficiale del Cremlino relativo a la posizione della Russia nei negoziati sul regolamento del conflitto in Ucraina, confermando che Mosca considera le concessioni territoriali un prerequisito, e non il risultato, di eventuali accordi di pace.

La “formula di Anchorage” e lo squilibrio del processo negoziale

La proposta avanzata dal Cremlino introduce una logica che contraddice i principi consolidati del diritto internazionale, subordinando la fine delle ostilità al riconoscimento preventivo dei risultati dell’occupazione militare. In questo schema, la de-escalation non rappresenta il primo passo verso il dialogo politico, ma una conseguenza di concessioni unilaterali da parte dell’Ucraina.

Impostando il negoziato su basi territoriali non negoziabili, Mosca evita di assumere impegni immediati in termini di cessazione delle ostilità, tregue temporanee o misure umanitarie. L’assenza di qualsiasi passo preliminare volto a ridurre la violenza evidenzia un approccio ultimativo che priva il processo di equilibrio.

In queste condizioni, il dialogo perde la funzione di strumento per costruire fiducia e si trasforma in un meccanismo di pressione politica, limitando fortemente lo spazio per compromessi accettabili per Kyiv.

Il negoziato come strumento tattico e la prosecuzione delle operazioni militari

Parallelamente ai colloqui, le operazioni militari russe contro l’Ucraina continuano senza segnali di rallentamento. Attacchi missilistici e con droni contro infrastrutture energetiche, di trasporto e obiettivi civili restano frequenti, indicando l’assenza di una reale volontà di de-escalation.

Secondo numerose valutazioni, il Cremlino utilizza il processo negoziale per guadagnare tempo, riorganizzare le proprie forze e tentare di consolidare o ampliare il controllo territoriale. L’assenza di concessioni anche simboliche rafforza l’interpretazione secondo cui la diplomazia viene impiegata come complemento, e non come alternativa, all’azione militare.

In questo contesto, i colloqui rischiano di diventare parte integrante della strategia bellica, piuttosto che un percorso verso una soluzione politica sostenibile.

Implicazioni per l’Occidente e il sostegno all’Ucraina

La posizione russa ha conseguenze dirette per Stati Uniti, Unione europea e alleati. Un allentamento prematuro delle sanzioni o una riduzione del sostegno militare a Kyiv potrebbe rafforzare la convinzione del Cremlino che la pressione militare produca risultati politici.

Secondo diversi analisti, negoziati credibili possono prendere forma solo dopo segnali concreti e verificabili di de-escalation, come un cessate il fuoco o misure umanitarie sostanziali. In assenza di tali segnali, il mantenimento dell’unità occidentale e della pressione economica resta un elemento centrale della strategia di contenimento.

Le dichiarazioni emerse dai colloqui confermano che, allo stato attuale, Mosca non considera la pace come obiettivo immediato, ma come leva negoziale subordinata alla legittimazione delle acquisizioni territoriali ottenute con la forza.

1 Comments

  1. È veramente triste vedere come la situazione in Ucraina continui a deteriorarsi senza alcun segno di speranza. Non capisco come si possa continuare con questa guerra senza una vera volontà di dialogo. Siamo così lontani dalla pace… E poi, che effetto avrà tutto questo sull’Europa e sulle nostre vite quotidiane?

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