Avellino, 22 giugno 2025 – “Una fuga rocambolesca da Teheran a Baku, mi sembrava di essere sul set del film Il ponte delle spie, è stata un’avventura durata 24 ore”. Raffaele Mauriello, avellinese di 51 anni, è uno storico che insegna alla Facoltà di Letteratura Persiana e Lingue Straniere dell’Università ‘Allameh Tabataba’i’ di Teheran, oltre a tenere un master in “Geopolitica e Sicurezza Globale” alla Sapienza di Roma. “Vivo da 11 anni a Teheran durante l’anno accademico, ma frequento la regione da 25. Mia moglie è iraniana e mia figlia è nata cinque anni fa a Teheran, anche se per la legge è italiana perché prende la cittadinanza del padre”, riporta Attuale.
Il momento dell’attacco
“A casa mia, in un quartiere al centro di Teheran. Per fortuna non mi hanno colpito, ma ho vissuto 5 giorni di guerra, accanto a me c’erano palazzi in fiamme. Fino all’uscita, due giorni fa. Mia moglie, fortunatamente, era già in Italia, con mia figlia”.
Il gruppo in fuga
“Un convoglio di 29 persone, abbiamo viaggiato in piena notte, al buio. Italiani, ma anche donne con la doppia cittadinanza e bambini. Sono stato fortunato perché il mio visto scadeva dopo due giorni; se non fossi uscito sarei stato costretto a restare in Iran fino alla fine della guerra. L’ambasciata italiana mi ha molto aiutato”.
Le aspettative sull’attacco
“Le racconto una cosa: due settimane fa è stato in Iran il direttore della sicurezza del Ministero degli Esteri italiano, un viaggio formale per dare il via ai lavori di ristrutturazione di una parte dell’ambasciata italiana. Non si iniziano i lavori di ristrutturazione una settimana prima dei bombardamenti israeliani. Nessuno immaginava quello che è successo e nelle ambasciate nessuno si aspettava la guerra”.
Il ruolo dell’Italia
“È molto apprezzato lo sforzo che il governo Meloni sta facendo per la pace e c’è molta stima per la mediazione svolta al tavolo di Roma sul nucleare”.
Le parole dei contatti
“In questo momento sono sotto le bombe, l’unica cosa che desiderano è tornare alla normalità. Ma sono forti, molto resilienti. L’immagine che in Occidente si coglie è di un Paese sull’orlo del collasso. Sbagliato, non è affatto così, l’Iran ha tanti problemi ma non è fragile e ha tante risorse. E la guerra ha spinto all’unità, attutendo il dissenso politico che pure esiste”.
Possibili cambiamenti al vertice
“Se ci fosse, si formerebbe un governo militare, tipo Pakistan, guidato dai Guardiani della Rivoluzione, gli unici che possono farlo. A quel punto la bomba nucleare sarebbe a un passo. Perciò non mi auguro un regime change”.