Il documentario “A War on Women” debutta al Bif&est di Bari, denunciando le atrocità contro le donne in Iran
Oggi si inaugura il Bif&est di Bari con la proiezione del documentario A War on Women, diretto dalla regista iraniana-canadese Raha Shirazi. L’opera intende ridefinire la narrazione sull’insurrezione femminile iraniana, presentandola non come una ribellione improvvisa, ma come l’esplosione di una resistenza dopo 40 anni di lotte e repressioni quotidiane, riporta Attuale.
Il documentario mette in luce le brutalità subite dalle donne, costrette a vivere in un regime oppressivo. Le immagini clandestine documentano le violenze perpetrate dalla polizia, che carica in modo aggressivo le manifestanti, portandole via con la forza e trattandole come casi di sicurezza nazionale. Le detenute sono segregate in celle senza possibilità di soddisfare i propri bisogni, e sono spesso isolate dai propri familiari.
Tra le storie raccontate nel film vi sono quelle di Nika, Sarina, Hananeh, Aida e Mahal, vittime di un sistema che ha negato loro la libertà. Un caso emblematico è quello di Leyla, venduta dalla madre a un uomo di 60 anni all’età di 8, che non ha mai potuto frequentare la scuola e ha subito violenze dai familiari. Il suo processo ha sollevato indignazione, ma alla fine il giudice ha condannato i suoi fratelli a 74 frustate, mentre Leyla ha pagato con la vita per aver “ammesso il crimine”.
Il contesto odierno è reso ancora più drammatico dalla testimonianza di Narges Mohammadi, attivista e premio Nobel per la pace, attualmente in carcere e impossibilitata a ritirare il riconoscimento. Durante la cerimonia a Oslo, l’attrice Golshifteh Farahani ha ricordato come, nonostante la sua fama in Iran, ha vissuto la paura di ritorsioni dopo aver recitato in un film occidentale.
Shirazi sottolinea che l’Iran, prima della rivoluzione del 1979, era un paese progressista in materia di diritti delle donne, con un ministero dedicato. Tuttavia, con l’ascesa di Khomeini, è stata imposta la repressione di femminilità, con divieti su abbigliamento e comportamenti. Le giovani ragazze, come la regista, hanno poi subito limitazioni persino nelle attività quotidiane.
In un momento di incertezze per il futuro del paese, il documentario rappresenta non solo una denuncia, ma anche un atto di coraggio da parte delle donne iraniane che chiedono al mondo un maggiore sostegno e attenzione. Esse non vogliono essere dimenticate e invitano a non voltarsi dall’altra parte di fronte alle violenze sistematiche a cui sono sottoposte.