Crans-Montana, il dramma di Manfredi e degli amici dispersi dopo l’incendio
Umberto Marcucci è stato tra i primi a soccorrere suo figlio Manfredi, 16enne romano sfuggito al muro di fuoco di Crans-Montana, raggiungendolo fuori da ’Le Constellation’: “Mi ha detto ’Papà sto male, non so come fare, sto malissimo, mi fanno male le mani’. Aveva le mani come le foto della bambina del Vietnam, per intenderci. E tutti quanti avevano le mani così”. Manfredi adesso si trova “in coma farmacologico” all’ospedale Niguarda di Milano. “Lo stanno già operando” ha fatto sapere ieri pomeriggio suo padre. “Mio figlio sta male, ma è vivo: questa è la cosa più importante per noi – ha proseguito –. Ha ustioni sul 30-40 per cento del corpo. Ringraziando il cielo ha ustioni sulle braccia e sulla schiena e sui capelli, pertanto è stato colpito dalle fiamme mentre scappava dal locale”, riporta Attuale.
Umberto ricorda i momenti drammatici: “Sono sceso giù in piazza, c’era una situazione terribile, ho chiamato Manfredi, mi ha risposto e ho superato i controlli di sicurezza e ci siamo messi sulla piazza cercando di trovare assistenza”. Tuttavia, “c’erano talmente tante persone messe così male che alla fine lui non stava neanche così male, tant’è che l’hanno tenuto all’ospedale di Sion ed è rimasto lì,” ha aggiunto. “L’ho portato direttamente io all’ospedale di Sion, mentre a Crans-Montana preparavano e allestivano in tempi record un ospedale da campo per smistare tutte le persone”. Ha precisato che “tutti i ragazzi avevano le mani come quelle di mio figlio; le ragazze stavano purtroppo peggio perché avevano la gonna con le calze mentre i ragazzi avevano i jeans, che proteggevano le gambe”.
Attualmente, come ha riferito, ci sono tre amici di suo figlio che risultano dispersi, “che erano con lui quella sera. Io quella notte ho visto tantissime persone per terra, dai bar hanno portato cuscini, coperte, lenzuola, cercando di proteggere le persone come potevano, dato che faceva molto freddo – ha spiegato –, c’erano circa meno 10 gradi, e circa cinquanta persone per terra con le ambulanze che cercavano di raccogliere più persone possibile. Dentro al bar ce n’erano altrettante, faceva più caldo e anche lì era la stessa situazione, con i paramedici che cercavano di tamponare le situazioni più gravi”. Tra le famiglie in apprensione, c’è quella di Riccardo Minghetti, giovane romano coinvolto nella strage di Crans-Montana, di cui non si hanno ancora notizie.
M. V.