Il Golfo si divide dopo 5.609 attacchi: Iran, punizione o dialogo?

29.03.2026 23:45
Il Golfo si divide dopo 5.609 attacchi: Iran, punizione o dialogo?

Guerra o pace. Le monarchie sunnite si trovano di fronte a una decisione cruciale, con opinioni divergenti su come procedere. L’Iran mostra sicurezza nella sua strategia, evidenziata dai risultati degli attacchi: dall’inizio della crisi, i pasdaran hanno lanciato oltre 5.609 attacchi contro i regni del Golfo e la Giordania, di cui 4.422 droni-kamikaze e 1.187 missili, riporta Attuale.

Strategia d’attrito

Il bilancio di queste operazioni, che si aggiorna di ora in ora, rivela la strategia di attrito adottata da Teheran nei confronti dei suoi vicini, inclusi quelli con cui ha storicamente mantenuto buoni rapporti. L’Iran punisce questi Paesi per la loro alleanza con gli Stati Uniti, mirando anche a esercitare pressioni sul traffico attraverso lo stretto di Hormuz, con l’intento di ridefinire un nuovo equilibrio regionale in cui la Repubblica Islamica giochi un ruolo predominante grazie al suo arsenale e alla posizione geografica.

La linea Bin Salman

Le reazioni degli emirati variano. L’Arabia Saudita, che in precedenza aveva dichiarato che il suo spazio aereo sarebbe stato chiuso a un eventuale attacco americano, ha poi autorizzato l’uso delle sue basi da parte delle forze statunitensi. Il principe Bin Salman ha anche espresso la necessità di continuare l’operazione “Epic Fury” per neutralizzare il regime di Teheran. Gli Emirati Arabi Uniti hanno denunciato l’aggressione dell’Iran, con Anwar Gargash, consigliere del presidente emiratino, che ha accusato Teheran di inganni, trasformandosi così in una minaccia che va affrontata. Entrambi i Paesi temono che una tregua possa avvantaggiare gli ayatollah, rafforzati dalla loro resistenza di fronte all’asse Israele-Stati Uniti.

Il rischio Houthi

Salman e Zayed sono consapevoli che un intervento diretto del loro esercito potrebbe esporre i loro Paesi a attacchi massicci, compromettendo le infrastrutture vitali. C’è anche il timore di un attacco da parte degli Houthi yemeniti, che in passato hanno rappresentato una minaccia considerevole. Anche il Bahrein supporta la linea dura, ma affronta tre gravi sfide: una popolazione a maggioranza sciita, l’esposizione ai bombardamenti, e la paura di instabilità interna.

Le posizioni di Oman, Qatar e Kuwait

Petrolierie come Oman, Qatar e Kuwait mostrano un atteggiamento più cauto nei confronti delle opzioni belliche. Il governo di Muscat ha comunicato che sta indagando sugli attacchi avvenuti nel porto di Salalah, suggerendo una posizione tradizionale orientata al dialogo per evitare un conflitto che non coincide con i propri interessi. Incidente che sembra avallare la smentita di Teheran riguardo a presunti attacchi. Il Qatar, pur avendo legami con gli Stati Uniti, è attualmente alle prese con le conseguenze delle ritorsioni iraniane.

Il ponte con gli europei

Questi tre Paesi, pur non riuscendo a cambiare drasticamente il panorama delle alleanze, potrebbero ampliare i loro legami già solidi con le nazioni europee (Italia, Francia, Gran Bretagna) e la Turchia, sperando di migliorare i rapporti con la Repubblica islamica. La situazione rimane incerta, exemplificata dalle recenti incursioni di droni iraniani, sventate solo ieri dal Qatar.

Aggiungi un commento

Your email address will not be published.

Da non perdere