Il Natale negato di Nathan e Catherine: la scelta tra protezione e legame affettivo

30.12.2025 09:25
Il Natale negato di Nathan e Catherine: la scelta tra protezione e legame affettivo

Separazione Genitoriale: Un Natale Senza I Figli Per Nathan E Catherine

Roms, 30 dicembre 2025 – Nathan e Catherine hanno trascorso il Natale contando le ore a disposizione per stare con i loro figli. Nel caso della famiglia del bosco di Palmoli, è mancata una presa di coscienza fondamentale. Quando separi un bambino dai suoi genitori dovresti porti una sola domanda, prima di tutte le altre: gli sto dando di più o gli sto togliendo qualcosa che non potrà essere restituito?, riporta Attuale.

Una scelta fuori dagli schemi può funzionare solo se esistono dialogo, supervisione e accompagnamento. Se chi tutela l’infanzia lavora con la famiglia e non soltanto sulla famiglia. Ed è qui che qualcosa si è spezzato. Nonostante le tempistiche non ordinarie, Catherine e Nathan si sono dimostrati collaborativi. Tuttavia, è stata loro negata la possibilità di trascorrere il Natale con i figli, motivazione che sembra risiedere nel timore di creare un precedente.

Dal punto di vista giudiziario, tale cautela può apparire comprensibile. D’altro canto, dal punto di vista psicologico, pesa come un macigno. Un bambino non comprende cosa sia una perizia; capisce solo che i genitori non ci sono più.

Questo è particolarmente rilevante quando i bambini hanno 8 e 6 anni. Quando le figure di riferimento scompaiono senza una spiegazione emotivamente accessibile, il cervello del bambino colma il vuoto da solo, quasi sempre nello stesso modo: è colpa mia. Da qui nascono il senso di colpa, la paura e il disorientamento. Un provvedimento del tribunale può diventare un’esperienza traumatica, soprattutto in età evolutiva, quando la personalità deve ancora formarsi. Portare dei bambini in una casa-famiglia con la sospensione della responsabilità genitoriale significa togliere loro l’unica base sicura: quella da cui possono esplorare il mondo senza perdersi. Il recupero della scuola è possibile.

La socialità si recupera. Lo strappo affettivo, invece, no. La perizia psichiatrica nei confronti di Nathan e Catherine non è una sentenza né una condanna. Ma serve a comprendere se esistano condizioni psicopatologiche che possano compromettere la capacità di cura, di relazione e di responsabilità genitoriale.

Proprio perché è uno strumento di valutazione, non di punizione, dovrebbe procedere senza interrompere la continuità affettiva, non a costo di essa.

Il Natale, per un figlio, non è solo una data sul calendario. È l’odore della casa, la voce del genitore che chiama dalla cucina, il rumore dei giochi sul pavimento. È una convivialità magari imperfetta, ma riconoscibile. Nathan ha visto i suoi figli dalle 10 alle 12.30, ore che non bastano a dire che sei al sicuro e che il legame esiste ancora. Pertanto, quando diciamo “non vogliamo creare un precedente”, dovremmo interrogarci su quale precedente stiamo davvero creando.

Oggi il messaggio che passa è che il legame affettivo possa essere sospeso, ridotto, frammentato, anche quando non è stato dimostrato che sia dannoso.

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