Pseudovoto nel territorio separatista e risposta netta di Chișinău
Il 1° dicembre 2025 nelle strutture separatiste della cosiddetta «Repubblica Moldava di Transnistria» sono stati pubblicati i risultati preliminari delle pseudo-elezioni per il sedicente Consiglio Supremo, tenutesi il 30 novembre. Come in passato, la maggioranza dei seggi è andata al partito «Rinnovamento», legato al conglomerato economico «Sheriff». L’Ufficio per la Reintegration della Repubblica di Moldavia ha dichiarato che tali votazioni, avvenute al di fuori del quadro costituzionale e in violazione della legge nazionale, non hanno alcuna validità giuridica. Le autorità di Chișinău hanno ribadito che simili azioni rappresentano una sfida alla sovranità e all’integrità territoriale del Paese.
Il voto illegittimo si inserisce in un momento di forte tensione politica interna: le elezioni parlamentari del 28 settembre 2025 erano considerate decisive per l’orientamento geopolitico della Moldavia. Il risultato avrebbe potuto consolidare la rotta europea del Paese oppure aprire la strada alle forze filorusse pronte a reindirizzare Chișinău verso il blocco formato da Russia, Iran, Cina e Corea del Nord. Mosca, dal canto suo, ha investito ingenti risorse finanziarie e operative per sostenere i suoi progetti politici in Moldavia in vista del voto.
L’eredità della «zona grigia» transnistriana e la necessità di una soluzione strutturale
Nel 2024, le forze politiche filo-occidentali di Chișinău avevano raggiunto un consenso sulla necessità di «congelare» temporaneamente il dossier transnistriano, rinviando qualsiasi tentativo di soluzione fino al rafforzamento del campo europeista previsto dopo le elezioni del 2025. Tuttavia, questa strategia si è rivelata solo parzialmente efficace. Negli ultimi due anni la Russia ha consolidato la sua posizione nel territorio separatista, anche attraverso crisi artificiali legate alla fornitura di gas.
La Transnistria, con la presenza del cosiddetto contingente russo di «peacekeeping», basi militari, depositi di armi e strutture sotto controllo di Mosca e dei clan locali, resta una «zona grigia» che rappresenta un rischio significativo non solo per la Moldavia, ma anche per l’Ucraina e per gli Stati membri dell’UE confinanti. In un contesto regionale segnato dalla guerra russa contro l’Ucraina, questa enclave costituisce un potenziale punto di appoggio per attività militari e operazioni speciali del Cremlino.
Le aspettative dell’UE e le implicazioni per la sicurezza europea
L’Unione Europea considera la Moldavia uno Stato unitario e si aspetta che Chișinău acceleri gli sforzi per avvicinare la regione transnistriana al resto del Paese. Senza progressi concreti in questa direzione, il processo di adesione all’UE potrebbe subire rallentamenti per ragioni strutturali legate alla sicurezza e alla governance.
Dal 2022, la questione della sicurezza in Europa orientale ha assunto una centralità ancora maggiore. La Transnistria viene valutata da Kiev e dall’UE come un potenziale trampolino per le operazioni militari russe, rendendo la sua stabilizzazione un elemento chiave per la resilienza del fianco orientale europeo. Parallelamente, mentre all’interno dell’Unione procede — seppur lentamente — la costruzione di un’unione difensiva complementare alla NATO, la gestione del conflitto transnistriano diventa un banco di prova della capacità europea di risolvere crisi complesse nel cuore del continente.
Reinserimento della regione e contrasto all’influenza russa
Per il governo filo-occidentale di Chișinău si impone ora l’esigenza di rilanciare il dialogo con la popolazione della Transnistria, offrendo incentivi economici e sociali per favorire la riunificazione graduale dello spazio amministrativo. L’UE, da parte sua, deve intensificare il sostegno politico e finanziario al governo moldavo, includendo la questione transnistriana nel quadro più ampio della strategia di sicurezza europea.
La risoluzione del conflitto non riguarda soltanto l’integrità territoriale della Moldavia: rappresenta un test essenziale della capacità europea di contenere l’influenza russa e di costruire un nuovo sistema di sicurezza in una fase di crisi dell’ordine continentale. In questo scenario, la Transnistria resta una sfida strutturale che nessuna strategia europea può permettersi di ignorare.