Il padre di Kevin Laganà: “A Brandizzo è stata una tragedia, non mollo”

24.07.2025 22:25
Il padre di Kevin Laganà: "A Brandizzo è stata una tragedia, non mollo"

Vercelli, 24 luglio 2025 – Il signor Massimo Laganà, padre di Kevin, la più giovane vittima nella strage di Brandizzo (Torino), attende con ansia le risultanze dell’inchiesta. Il tragico evento ha portato alla morte di cinque operai sui binari della ferrovia, investiti da un treno che sfrecciava a 160 chilometri all’ora nella notte tra il 30 e il 31 agosto 2023. Con l’accusa iniziale di omicidio volontario ora decaduta, i capi d’imputazione si sono trasformati in omicidio colposo plurimo e disastro colposo. La questione centrale rimane: perché quel treno non ha deragliato? “Non credo che l’importanza dell’inchiesta sia diminuita; al contrario”, sostiene Enrico Calabrese, l’avvocato della famiglia Laganà, riporta Attuale.

Signor Massimo, oggi le indagini si sono chiuse, 24 sotto inchiesta, sono 21 persone fisiche e 3 società.

“Per me è un giorno davvero speciale, oggi è il mio compleanno e ho pensato a un regalo di Kevin, a un segnale. Io chiedo sempre a mio figlio di starmi a fianco per ottenere giustizia, per lui e i suoi colleghi, per aiutarci a raggiungere la verità”.

Come ha ricevuto la notizia?

“Mio figlio Antonino mi ha chiamato dopo aver parlato con il nostro avvocato. È difficile da spiegare, ma una notizia simile porta sia sollievo che tristezza. Da due anni il mio pensiero è costantemente su di lui, su Kevin. Ogni giorno sembra il primo giorno. Anche se mio figlio non c’è più, ho fiducia nel sistema giudiziario”.

La procura ha evidenziato numerose omissioni e negligenze.

“Fin dal primo momento abbiamo sostenuto che non si trattava di un semplice incidente; ci sono stati sistematici errori. L’ultimo video di Kevin, ripreso nella tragica notte, rappresenta una chiara accusa. Se il tecnico delle ferrovie avesse rispettato i protocolli, tutti sarebbero tornati a casa”.

Invece, cinque persone hanno perso la vita, il più anziano aveva 52 anni.

“Sono stati assassinati; non si è trattato di un errore. Kevin mi aveva scritto, ‘papà ti amo’. Si è separato da me quando aveva solo tre anni, mentre il fratello Antonino ne aveva otto. Ho ricoperto per loro i ruoli di padre, madre e amico. Anch’io ero giovane, siamo cresciuti insieme. Oggi, come ogni giorno, sono andato al cimitero. Dopo il lavoro, mi siedo davanti alla sua tomba, gli parlo, fumo una sigaretta e gli chiedo sempre di guidarmi verso la giustizia”.

Cosa le dicono i compagni di suo figlio?

“Sono sempre al mio fianco, mi chiamano zio. Continuano a rassicurarmi, dicendo che otterremo giustizia. Io non smetterò mai di combattere. Qui a Vercelli, sotto casa, ho creato un piccolo spazio giochi per i ragazzi. Esistono i ritratti di Kevin e dei suoi colleghi tragicamente scomparsi. ‘La classe operaia va in paradiso’, è scritto su un grande murale. Cinque operai si dirigono verso il cielo, riportando i nomi e le età. Quella notte d’agosto doveva essere un lavoro come gli altri, eppure non sono mai tornati a casa.

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