Incertezze nella leadership del PD dopo il congresso di Montepulciano
Dopo la kermesse di Montepulciano, che ha segnato l’allargamento della maggioranza a sostegno della segretaria Elly Schlein, il Partito Democratico (PD) sembra trovarsi in una situazione di impasse. L’Assemblea nazionale, secondo le norme statutarie, dovrebbe riunirsi entro la fine dell’anno, ma non è stata convocata nemmeno per celebrare il successo alle Regionali. Il motivo ufficiale riguarda la questione dell’investitura di Schlein come premier, su cui i 5 Stelle si mostrano riluttanti. Tuttavia, voci dal Nazareno sollevano dubbi, evidenziando la preoccupazione che la nuova minoranza riformista possa compromettere l’unità su temi controversi come l’Ucraina e il riarmo, riporta Attuale.
Ieri mattina, il presidente dem Stefano Bonaccini, leader della minoranza di Energia popolare e sconfitto alle primarie, ha ufficializzato il suo sostegno a Schlein, escludendo la possibilità di congressi futuri che potrebbero rafforzarla ulteriormente. Sin dalla sua elezione, Bonaccini ha manifestato sostegno per la sua ex vice della Regione Emilia-Romagna, ricevendo ringraziamenti da Schlein in un incontro a Montepulciano con leader di diverse aree politiche. Tra i presenti, Dario Franceschini di AreaDem, Roberto Speranza di Articolo Uno, Andrea Orlando dei Dems, Gianni Cuperlo e Dario Nardella. Con il supporto di Energia popolare, Schlein gode di una base di consenso inedita, nonostante la sua riluttanza a rendere conto alla nomenclatura interna.
Si era discussa la possibilità di convocare un’Assemblea nazionale “cotta e mangiata” per il 13 dicembre, con l’obiettivo di stabilire nuovi equilibri e investire ufficialmente Schlein come candidata premier. Tuttavia, il freno dei 5 Stelle, legato alle incertezze sulla legge elettorale e alle ambizioni di Giuseppe Conte, ha ostacolato questa prospettiva. D’altro canto, Schlein, ora rafforzata, non ha urgenza di investiture interne e alcuni membri della nuova maggioranza suggeriscono di posticipare le riunioni a gennaio.
Rimane il rischio che il PD possa perdere l’illusione di unità che ha caratterizzato gli ultimi tre anni. Non tanto per la paura di un voto che potrebbe rivelare l’esistenza di una minoranza, quanto per le possibili fratture su temi delicati come il supporto all’Ucraina e il piano di riarmo europeo, quest’ultimo un tema che piace poco alla leadership dem ma molto al Quirinale.