Il Ponte sullo Stretto: un’opera senza precedenti
Roma, 11 agosto 2025 – Un’opera così, nel mondo, non si è mai vista. E non solo perché, una volta completata, stabilirà nuovi record, ma anche per il fatto che tecnologie avanzate coinvolte nel realizzare il Ponte sullo Stretto hanno già debuttato in un’opera simile, attualmente il ponte a campata unica più lungo del pianeta. Ci stiamo riferendo al ponte sullo Stretto dei Dardanelli, un simbolo di connessione tra due continenti: la Tracia, parte europea della Turchia, e la penisola anatolica, riporta Attuale.
La società turco-coreana responsabile della costruzione ha implementato, per il suo impalcato sospeso fra due imponenti torri alte circa 320 metri, un innovativo modello chiamato Messina Deck type, concepito in precedenza dal consorzio Eurolink, che include il gruppo Webuild. Vista dall’alto, la struttura ricorda la fusoliera di un aereo da combattimento, con aperture che consentono il passaggio dell’aria, riducendo il suo impatto ambientale. La resistenza ai venti è tre volte superiore rispetto al secondo ponte più lungo al mondo, l’Akashi Bridge in Giappone, ed è progettata per resistere a terremoti di magnitudo 7,5 e a venti fino a 250 chilometri all’ora.
Il governo turco ha concepito il ponte sullo Stretto dei Dardanelli con l’intento di stabilire record straordinari e presentare al mondo un Paese innovativo. Per questo motivo, è stato ribattezzato Çanakkale Bridge, in onore della storica battaglia di Gallipoli, avvenuta durante la Prima guerra mondiale. La distanza tra le torri è di 2.023 metri, solo 32 metri in più rispetto al Ponte di Akashi, ma inferiore ai 3.660 metri previsti per il Ponte sullo Stretto di Messina, il che lo collocherà al primo posto dei collegamenti più lunghi al mondo alla sua conclusione.
Nonostante il ponte turco, comprese le rampe di accesso, misuri circa 5 chilometri, la larghezza della sua carreggiata, pari a 36 metri, è quasi la metà di quella dei 60,4 metri previsti per il ponte italiano. Le differenze si evidenziano ulteriormente nelle corsie centrali, destinate a far circolare circa 200 treni giornalieri, a fronte di una struttura per il passaggio esclusivamente di veicoli nel caso dei Dardanelli, per i quali il pedaggio è di 200 lire turche (poco più di 4 euro). Per capire la complessità del progetto italiano, è sufficiente considerare che la striscia di cemento e asfalto che collegherà Sicilia e Calabria si reggerà su due coppie di cavi del diametro di 1,26 metri, composti da 44.323 fili d’acciaio secondo il progetto.
Infine, per quanto riguarda i costi, il ponte turco, inaugurato nel 2023 dopo cinque anni di lavori, ha richiesto un investimento di 2,7 miliardi di dollari, ovvero quattro volte meno rispetto al progetto italiano sostenuto dal governo di Roma. Tuttavia, il principale vantaggio delle nuove infrastrutture in entrambe le nazioni si traduce in tempi di percorrenza significativamente ridotti. Mentre prima, per raggiungere Lapseki da Gallipoli, era necessario un traghetto di circa un’ora, oggi è possibile compiere lo stesso tragitto in auto in appena dieci minuti.
Ma chi ha bisogno di un ponte così costoso? Sarebbe stato meglio investire questi soldi in strade e scuole! La sicurezza, i trasporti efficienti e buone infrastrutture dovrebbero essere la priorità, nn un ponte che diventa solo un simbolo…