Il progetto di governo a Gaza e l’indifferenza dei paesi arabi. L’Anp è isolata

09.08.2025 09:55
Il progetto di governo a Gaza e l'indifferenza dei paesi arabi. L'Anp è isolata

È il 27 giugno 2024. In una base militare segreta nei pressi di Manama, i vertici militari dell’Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi, Giordania e Bahrein si incontrano con i generali israeliani. Il tema centrale è una forza interaraba capace di assumere il controllo della Striscia di Gaza, proposta dal ministro della Difesa di Tel Aviv, Yoav Gallant. Anche l’amministrazione di Joe Biden sostiene l’idea: si prevede l’invio di forze arabe per disarmare Hamas e facilitare il ritiro israeliano. Secondo vari sondaggi, il 92% degli arabi percepisce la questione palestinese come una questione araba, suggerendo quindi che tale scenario potrebbe non essere irrealizzabile. Tuttavia, emerge un ostacolo significativo: Bibi Netanyahu, contrario sia all’idea di Gallant che a eventuali fermate nelle operazioni militari. Inoltre, riporta Attuale.

Operazione Piombo Fuso

Un concetto ricorrente, quando si parla della Striscia, è “aiutatevi a casa vostra”. Questa argomentazione riemerge nel contesto del piano di occupazione israeliano, dove si propone la creazione di una forza araba per garantire la sicurezza e gestire la fase post-conflitto, evitando “minacce a Israele” e portando una “vita civile” ai residenti di Gaza. Questa proposta segna un lieve cambiamento nella visione di Netanyahu; è forse un tentativo consapevole di mascherare l’impossibilità attuale di formare una forza interaraba. Simili discussioni avevano avuto luogo anche nel 2009, durante l’Operazione Piombo Fuso, quando il presidente egiziano Hosni Mubarak mediò incontri tra Fatah e Hamas, ma senza esiti concreti. L’idea ricomparse l’anno scorso, ma senza successo, sia in atti ufficiali della Lega Araba sia in dichiarazioni dall’emirato di Abu Dhabi.

Chi preme dietro le quinte

L’assenza di reazioni più vivaci da parte dei Paesi arabi si spiega anche così. Solo l’Egitto e il Qatar, attivamente impegnati nel rilascio degli ostaggi, sembrerebbero voler “congelare” l’arsenale di Hamas, senza necessariamente disarmarlo. La loro proposta include l’idea di trasferire il potere a un Comitato arabo-palestinese, ma i dettagli restano vaghi. La creazione di un vero e proprio governatorato arabo sotto l’autorità di Netanyahu non riceve supporto, risultando invece in silenzi imbarazzati da parte dei firmatari degli Accordi di Abramo, come Marocco e Bahrein, i quali non sembrano disposti a prendere una posizione. Tutti concordano su un punto: il popolo palestinese non accetterà di subire soluzioni imposte e riafferma il proprio diritto all’autodeterminazione a Gaza, in Cisgiordania e a Gerusalemme Est.

1 Comment

  1. Mah, che situazione complicata… Ogni volta sembra che si parli di pace, ma alla fine niente cambia. E quel Netanyahu che non vuol cedere, fa solo rumore. La gente a Gaza meriterebbe una vita migliore, non un’altra occupazione masquerata da “aiuto”. Ma chi crede davvero in queste proposte?

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