Il quartiere di Ferragnez e calciatori: un simbolo di Londra a Milano

01.07.2025 07:15
Il quartiere di Ferragnez e calciatori: un simbolo di Londra a Milano

Il Paradosso dei Grattacieli: Tra Architettura e Pubblicità

Il famoso quartiere di CityLife a Milano è al centro di un intenso dibattito architettonico e sociale, come dimostra l’osservazione di Gianni Biondillo, scrittore e architetto ‘camminatore’. “I tre grattacieli li ho sempre definiti ‘i tri ciucc‘, poiché evocano l’immagine di amici in stato di ebbrezza”, afferma Biondillo, riferendosi in particolare al noto grattacielo Hadid, più comunemente detto ‘lo Storto’. “È realmente stravagante; tanto che ha iniziato a perdere anche il suo cappello”. Questa situazione è stata notata dai milanesi, che ieri mattina hanno visto l’insegna con la scritta ‘Generali’ piegarsi pericolosamente, simboleggiando una tendenza crescente: quella di adornare i grattacieli con marchi e nomi, preferibilmente quelli più visibili. “Adesso la competizione non è tra nobili famiglie come nei secoli passati, ma tra i magnati della finanza e i potenti dell’immobiliare. Questa situazione diventa una potente metafora di una città che sta perdendo la sua identità, così evidente da materializzarsi in una scritta che cede”, riflette Alessandro Robecchi, autore milanese che spesso ambienta le sue opere nella metropoli.

La torre Hadid, ufficialmente inaugurata il 9 aprile 2019 e dedicata all’architetta anglo-irachena Zaha Hadid, è la seconda più alta nell’ambito del progetto CityLife, dopo il Dritto Isozaki. È stata riconosciuta con il secondo posto agli Emporis Skyscraper Award nel 2016. La sua forma stravagante in calcestruzzo si distingue per una torsione che si attenua man mano che si sale, sfidando le leggi della gravità fino a raggiungere i 177 metri, che diventano 192 con l’aggiunta dei 15 metri dell’insegna Generali. Con i suoi quarant quattro piani, questa costruzione è anche un esempio di efficienza energetica certificata Leed Platinum, grazie all’implementazione di soluzioni ecocompatibili e tecniche all’avanguardia.

Tuttavia, quest’eccellenza architettonica si confronta ora con il disonore del vessillo piegato, che altera lo skyline di CityLife, caratterizzato dalle sue tre torri, tra cui figura il Curvo di Libeskind, simbolo della trasformazione della zona un tempo occupata dalla Fiera Campionaria. Qui, su un’area di 255 mila metri quadri, sono stati creati spazi commerciali, percorsi ciclabili e un parco pubblico di 170 mila metri quadri, accompagnati da una nuova fermata della metropolitana. In questo nuovo contesto, grattacieli e residenze progettate da architetti di fama mondiale come Zaha Hadid e Daniel Libeskind hanno dato vita a un esclusivo quartiere di lusso, già dimora di celebrità come i Ferragnez e calciatori noti come Lautaro Martinez e Nicolò Barella. I prezzi degli immobili residenziali in vendita, riferendosi a quanto riportato da Il Giorno, si aggirano intorno ai 6.927 euro al metro quadro, variando tra i 7.000 e i 14.000 euro in base a tipologia e posizione.

L’attrazione per le torri non è limitata a CityLife; molti brand cercano di affermarsi su grattacieli d’élite. “Tuttavia, sebbene questi edifici possiedano un’eleganza architettonica intrinseca, l’insegna in cima li trasforma in enormi cartelli pubblicitari, il che mi rattrista”, commenta Biondillo. “Una volta, i grattacieli erano considerati la casa delle aziende, come la Torre Galfa o il Pirellone, che non sentivano l’urgenza di esprimere il loro nome. Questo rappresenta una sconfitta dell’architettura, piegata dalle logiche commerciali. È come se l’edificio fosse un oggetto privo di valore a lungo termine, con un’insegna che non comunica solidità”.

La crescente attenzione per l’esposizione del nome è vista da Robecchi come una forma di volgarità: “A New York, ammiriamo il Chrysler Building senza un nome sopra. Sembra quasi un tentativo di marchiare la città, esibendo un potere che non è accessibile alla gente comune, mentre Milano si ‘londrizza’ con prezzi sempre più elevati, mantenendo però stipendi ancora italiani”. Questa trasformazione dell’architettura è sintomatica di un fenomeno più ampio che richiede una riflessione seria sul futuro della città e sulla sua identità culturale. Riporta Attuale.

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