Il quattordicesimo giorno di guerra: attacchi militari tra Iran, Israele e Stati Uniti, oltre 2mila morti

14.03.2026 00:55
Il quattordicesimo giorno di guerra: attacchi militari tra Iran, Israele e Stati Uniti, oltre 2mila morti

Due settimane di conflitto: oltre 2000 morti in Iran dopo nuovi attacchi

Sono passate due settimane dall’inizio della guerra, sabato 28 febbraio. Sono state uccise più di 2mila persone, la maggior parte in Iran, riporta Attuale.

Il quattordicesimo giorno ha visto un nuovo attacco aereo contro una base militare nel Kurdistan iracheno, dove sono presenti sia soldati peshmerga che soldati francesi. L’attacco, avvenuto nella notte tra giovedì e venerdì, è stato rivendicato dalla milizia irachena filoiraniana Ashab al-Kahf e ha causato la morte di un soldato francese. La base militare si trova a Malra Qara, vicino a Erbil, dove nel giorno precedente era stata colpita una base italiana.

A Teheran si è tenuta una significativa manifestazione a sostegno della Palestina, chiamata “Giornata di Quds”, organizzata ogni anno dal regime. Quest’anno l’evento ha assunto particolare importanza per l’Iran, nella misura in cui intendeva mostrare unità e forza in un momento di conflitto. Tra i partecipanti c’erano vari esponenti del regime, incluso Ali Larijani, uno dei funzionari più influenti del paese.

La Guida suprema Mojtaba Khamenei non era presente, mantenendo una comunicazione solo attraverso un messaggio scritto trasmesso dalla televisione pubblica. Sia gli Stati Uniti che Israele hanno espresso intenti di eliminarlo, e recentemente sono circolate notizie, parzialmente smentite dal regime, di una sua possibile condizione di salute compromessa. Il segretario alla difesa statunitense Pete Hegseth ha dichiarato di ritenere che Khamenei possa essere «sfigurato in volto».

A Teheran, Israele ha avviato una nuova campagna di bombardamenti mirate a strutture e posti di blocco dell’apparato di sicurezza iraniano, in particolare delle milizie bassij, le quali svolgono un ruolo cruciale nel mantenimento dell’ordine pubblico e nella repressione delle proteste. Gli attacchi hanno provocato danni anche a edifici civili, date la capillare presenza di tali strutture in tutta Teheran.

Questi attacchi mirano a indebolire la capacità del regime di rispondere a eventuali sommosse popolari. I Guardiani della rivoluzione, la forza militare più potente dell’Iran, hanno avvertito che, in caso di proteste, la repressione sarebbe più violenta rispetto ai recenti eventi di gennaio. Nel frattempo, l’accesso a internet in Iran è assente da due settimane.

Venerdì sono proseguiti anche i bombardamenti israeliani sul Libano, con obiettivi a Beirut, Sidone e nella valle della Bekaa. Dopo l’Iran, il Libano è il paese con il più alto numero di vittime civili, oltre 770, e più di 750mila persone sono state costrette a lasciare le loro case. L’esercito israeliano ha lanciato volantini su determinate aree del Libano, invitando la popolazione a ribellarsi contro Hezbollah.

Nel contesto del conflitto, gli attacchi iraniani con missili e droni verso Israele e i paesi del Golfo continuano, sebbene in misura gradualmente decrescente. In Oman, un drone ha ucciso due persone, mentre un detrito a Dubai ha provocato un incendio. L’esercito statunitense ha confermato la morte di sei soldati in un incidente aereo nel Kurdistan iracheno, escludendo cause di abbattimento da fuoco amico o nemico. Un attacco a Zarzir, in Israele, ha provocato 58 feriti; l’origine del missile resta incerta, potenzialmente attribuibile all’Iran o a Hezbollah. Ulteriori missili iraniani sono stati intercettati dalle difese NATO nello spazio aereo sopra la Turchia.

Intanto, gli Stati Uniti hanno sospeso le sanzioni sul petrolio russo, introdotte dopo l’invasione dell’Ucraina nel 2022, nel tentativo di contenere l’innalzamento del prezzo del petrolio, che continua a salire. Questa decisione ha suscitato critiche, non solo da parte dell’Ucraina, ma anche da Regno Unito, Germania e Francia.

Nello Stretto di Hormuz, il traffico marittimo è pressoché bloccato; solo 77 navi sono transitate dall’inizio del conflitto, rispetto a un traffico quotidiano molto più consistente. L’Iran ha intensificato le sue azioni contro le navi commerciali, con sospetti di attacchi per minare i fondali dello stretto.

Infine, venerdì il governo italiano ha smentito la notizia, diffusa dal Financial Times, riguardante trattative per garantire la sicurezza delle navi italiane nello Stretto di Hormuz. In contrapposizione a tale smentita, diversi media statunitensi hanno riportato che l’amministrazione Trump ha autorizzato l’invio di nuove navi militari e migliaia di marines nella regione.

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