Le alluvioni in Emilia-Romagna: una narrazione di speranza e coraggio
L’alluvione. Anzi, le alluvioni: 2-3 maggio 2023 Faenza, 15-17 maggio 2023 dall’Emilia al mare, 18-19 settembre 2024 ancora a Traversara in Romagna, 19-20 ottobre 2024 con epicentro a Bologna. Un racconto sincopato di tragedie e devastazioni – 18 morti in due anni, 40mila sfollati, 10 miliardi di danni – che sembra estendersi all’infinito, riporta Attuale.
Le alluvioni hanno lasciato il segno, preludendo ad eventi funesti come quello accaduto nelle Marche (13 vittime, 50 feriti, 150 sfollati e danni per 2 miliardi di euro) l’anno precedente. Questo articolo non analizza i risarcimenti o le problematiche burocratiche, ma racconta una storia di speranza, un modo per ripercorrere le pagine più dolorose di 140 anni di storia del giornale.
GLI OCCHI AZZURRI
Giacinto Bosi e Giulio Nicolò: quattro occhi azzurri come il mare. Ma quel giorno, nel 2023 a Faenza, non c’era nulla di azzurro, solo il loro sguardo. Una massa d’acqua putrida e marrone, piena di detriti, scesa dagli Appennini e inghiottita dalla Romagna. Giacinto e Giulio, dopo un anno, si riallacciano nel ricordo di quel catastrofico evento. In mano, Giulio tiene una foto che ritrae il momento in cui tenta di salvare Giacinto. Questo scatto, realizzato dal fotografo Stefano Tedioli, è diventato iconico, mostrando Giulio, carabiniere a Faenza, impegnato a combattere la violenza dell’acqua, portando con sé un Giacinto terrorizzato ma grato, 82 anni, con le poche cose che era riuscito a salvare. Un abbraccio silenzioso e carico di emozione, custodito nello sguardo dei due uomini.
LO SGUARDO
Il ricordo dell’evento è vivido per Giacinto: “Mi ero messo alla finestra e ho visto la mia macchina completamente sotto l’acqua. Ci hanno detto di andarcene subito perché il livello sarebbe cresciuto. L’acqua arrivò a sei metri: molti si salvarono sui tetti”. Proseguendo, ammette: “Non so nuotare. Giulio mi ha caricato sulla schiena e mi ha portato fuori. Fa impressione vedere tanta acqua; non avevo mai visto cose simili”.
IL GRANDE CORAGGIO
Dal canto suo, Giulio Nicolò racconta: “Mi sono tuffato, ho aperto a spallate il portone dell’abitazione chiusa. Ho trovato tre persone dentro e ho allertato i colleghi. L’acqua era già alta sulla scala. Giacinto mi ha detto di non sapere nuotare e così l’ho portato in spalla. Ho fatto solo il mio lavoro”. La narrazione si fa drammatica: “Quando l’acqua ti arriva alla gola, la situazione è seria. Non ci si può fermare a pensare; si prende una decisione e si prosegue”. Questo incontro casuale, quanto carico di memorie, evidenzia come l’esperienza vissuta continui a segnare le vite dei due protagonisti. Gianluigi Di Pilato, ex comandante del reparto operativo dei carabinieri di Ravenna, sottolinea: “La rete delle stazioni dei carabinieri è stata fondamentale, aggiungendo un valore inestimabile nel salvataggio delle persone.” Una lezione di coraggio, resistenza e umanità emerge da questo racconto, che invita a riflettere sulle conseguenze dell’azione umana nelle tragedie ambientali.