Il regime iraniano punisce i medici che hanno curato i manifestanti durante le proteste di gennaio

04.02.2026 15:05
Il regime iraniano punisce i medici che hanno curato i manifestanti durante le proteste di gennaio

Le autorità iraniane intensificano la repressione contro medici e personale sanitario

Il regime iraniano ha avviato una campagna di ritorsioni contro i medici e il personale sanitario che hanno fornito assistenza ai manifestanti feriti nei tumultuosi eventi di inizio gennaio, caratterizzati da uccisioni di massa e brutalità senza precedenti, riporta Attuale.

L’agenzia di stampa iraniana Human Rights Activists News Agency (HRANA), operante al di fuori dell’Iran e supportata da testimonianze sul campo, ha documentato oltre 6mila uccisioni, con stime che suggeriscono un numero ben più alto. Secondo il quotidiano riformista Shargh, recentemente sono stati arrestati 25 medici e infermieri nel contesto di una più ampia campagna di repressione e intimidazione. Le operazioni di arresto hanno avuto luogo durante le notti più violente dell’8 e 9 gennaio, quando le forze di sicurezza del regime sono entrate negli ospedali, ostacolando i soccorsi e uccidendo i manifestanti già feriti in strada.

Le ritorsioni hanno due obiettivi principali: obbligare i medici a rivelare informazioni sui manifestanti che hanno tentato di proteggere e scoraggiare la loro testimonianza sulla violenza subita. I medici, infatti, sono stati testimoni diretti della brutalità contro i manifestanti e gran parte delle informazioni diffuse dai media internazionali si basa sulle loro dichiarazioni.

In questo contesto, molti medici e infermieri sono stati convocati dai servizi segreti per essere interrogati e minacciati di rappresaglie, come il licenziamento o la non concessione del rinnovo dei contratti. Le forze di sicurezza hanno condotto ulteriori operazioni nei luoghi di cura, miranti a raccogliere dati sui manifestanti feriti e immagini delle telecamere di sorveglianza, poiché durante le proteste i dottori avevano spesso registrato i pazienti con nomi falsi.

Nonostante le misure di repressione, si segnalano nuove retate che seguono quelle effettuate durante le manifestazioni del gennaio scorso, in cui le forze di sicurezza arrestarono manifestanti direttamente all’interno degli ospedali. Testimonianze rivelano che in alcuni casi i feriti sono stati uccisi o strappati dalle macchine per la rianimazione, lasciandoli in condizioni disperate. Molti non sono più riemersi, e i loro corpi sono stati restituiti alle famiglie solo dopo giorni di attesa.

Nella diffusione della notizia delle retate negli ospedali, molti manifestanti hanno scelto di non recarsi in strutture sanitarie, preferendo ricevere cure a casa, dove i medici si sono recati per assisterli. Tuttavia, anche in queste circostanze, le forze del regime hanno operato attivamente per rintracciarli.

Mahmood Amiry-Moghaddam, direttore dell’associazione per i diritti umani Iran Human Rights, ha dichiarato che “le testimonianze dei dottori dimostrano come la Repubblica Islamica abbia violato i più basilari principi umani e medici, utilizzando sistematicamente gli ospedali come strumenti di repressione e uccisione”. Le intimidazioni nei confronti dei medici sono solo un aspetto della continuazione della repressione, che include sequestri e indagini contro i manifestanti.

1 Comment

  1. Non riesco a credere che la situazione in Iran sia così drammatica! I medici, invece di essere protetti per il loro lavoro, vengono perseguitati per aver aiutato i feriti. È inaccettabile che un regime consideri le strutture sanitarie come strumenti di repressione. Che tristezza…

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