Le Proteste in Iran: Un Massacro Senza Precedenti, Riporta Attuale
Le informazioni su quanto sta accadendo in Iran nelle ultime settimane si diffondono con grande difficoltà e con un ritardo di vari giorni, a causa del blocco di internet e delle linee telefoniche ordinato appositamente dal regime. Tuttavia, è emerso chiaramente che le enormi proteste, iniziate a fine dicembre, sono state represse con una violenta campagna di repressione, senza precedenti nella storia recente del paese, riporta Attuale.
Le proteste, eccezionali per dimensioni e durata, hanno ricordato la rivoluzione islamica del 1979. Negli ultimi giorni, non sono arrivate immagini verificate di grandi manifestazioni; anzi, i video delle proteste sono stati sostituiti da immagini di cadaveri negli obitori. Le informazioni che riescono a filtrare dall’Iran indicano che le persone che per giorni sono scese in piazza hanno smesso di manifestare, anche a causa dell’impossibilità di affrontare tale livello di violenza.
Il numero preciso delle persone uccise nella repressione non è verificabile, ma è evidente che sono state migliaia, nonostante il regime parli di alcune centinaia. Secondo l’agenzia di stampa iraniana Human Rights Activists News Agency (HRANA), al momento sono documentati almeno 2.677 morti e 19.000 arresti. Questi numeri rappresentano un incredibile aumento rispetto ai 551 decessi riscontrati durante le ultime grandi proteste nel 2022, dato che non si registravano così tante uccisioni dagli anni Ottanta.
I media internazionali stanno cercando di ricostruire gli eventi della notte tra l’8 e il 9 gennaio, che ha rappresentato il picco delle manifestazioni. In quel periodo, migliaia di persone erano in strada e le forze di polizia, sicurezza e intelligence del regime hanno aperto il fuoco sulla folla. Il blocco di internet, avviato in quella stessa sera, ha impedito ai manifestanti di coordinarsi e ha dato alle autorità libertà d’azione. I filmati e le foto provenienti da quel periodo mostrano un aumento drammatico nel numero di vittime, passando da centinaia a migliaia di morti.
Testimonianze di quella notte riportano di un massiccio dispiegamento di militanti armati e delle forze di sicurezza, che sono saliti sui tetti degli edifici residenziali e hanno aperto il fuoco sulla folla, mirando a uccidere. Molti corpi recuperati presentavano ferite letali al collo e alla testa. Le testimonianze di chi è riuscito a comunicare dall’Iran attraverso connessioni satellitari evidenziano l’ampia portata della violenza e la repressione brutalmente efficace del regime.
Un attivista anonimo ha dichiarato al Financial Times: «Tutti conoscono qualcuno che ha perso un familiare. A partire da giovedì [8 gennaio] è avvenuto un massacro nel paese». Hadi Ghaemi, direttore della ONG Center for Human Rights, ha descritto la situazione come una «completa zona di guerra», con video di spari sulla folla giunti non solo da Teheran, ma anche da città come Mashhad e Karaj.
Il regime, dopo una fase iniziale promettente di dialogo, ha minacciato apertamente di utilizzare la forza. Tra l’8 e il 9 gennaio, l’emittente di intelligence dei Guardiani della rivoluzione ha inviato messaggi minacciosi ai cellulari degli abitanti, avvertendo delle conseguenze per chi avesse partecipato alle manifestazioni. In questo contesto, la retorica del regime tende a ridimensionare il dissenso, attribuendo la colpa a nemici stranieri come Israele e Stati Uniti.
La propaganda statale ha utilizzato anche un approccio intimidatorio, esibendo un funzionario in un obitorio con i sacchi contenenti i corpi delle vittime come monito. Gli attivisti hanno segnalato come le autorità richiedano spesso un riscatto alle famiglie per restituire i corpi dei propri cari. Negli ultimi giorni, il presidente statunitense Donald Trump ha minacciato un intervento militare in risposta alle provocazioni iraniane, ma successivamente ha fatto marcia indietro, affermando di aver ricevuto notizie che le uccisioni erano terminate, nonostante il fatto che le manifestazioni continuassero a essere sopresse violentemente.
Non posso credere a quello che sta accadendo in Iran… siamo nel 2023 e ci sono ancora regimi che sparano sulla propria gente. È un massacro inaccettabile, la storia sembra ripetersi… Che tristezza vedere che la ricerca di libertà possa portare a tale violenza. L’umanità sembra ancora lontana.