I prodotti Zara e Bershka ricompaiono nei punti vendita russi
I capi Zara, Bershka, Massimo Dutti, Stradivarius e altri marchi del gruppo spagnolo Inditex, usciti dal mercato russo nel 2022, sono tornati sugli scaffali in Russia attraverso la rete di negozi «Tvoe» appartenente al gruppo «Tvoe i Ko», attivo a Mosca, San Pietroburgo, Nizhny Novgorod e in diverse altre città. Secondo i dati disponibili online, gli articoli sono oggi venduti in 19 punti vendita, mentre il lancio iniziale era avvenuto a settembre in soli nove negozi. L’analisi sulla riapparizione dei prodotti Inditex è stata ricostruita dal Financial Times nel suo approfondimento sul ritorno dei marchi occidentali nei negozi russi.
Inditex aveva lasciato la Russia nei primi giorni dell’invasione dell’Ucraina e, nell’ottobre 2022, aveva annunciato la vendita delle sue attività locali. Nonostante ciò, nel settembre 2025 la società russa Disco Club ha registrato 18 dichiarazioni di conformità per diversi tipi di abbigliamento, indicando Inditex come fornitore nei documenti doganali. Ciò non costituisce però una prova di importazioni dirette. Parte dei prodotti sembra destinata originariamente ai mercati dell’UE, mentre altri articoli provengono dalla Cina. «Tvoe» ha affermato di non poter rivelare i dettagli contrattuali a causa di accordi di riservatezza e di non avere rapporti diretti con Inditex; Disco Club, secondo quanto riferito, avrebbe fornito «un servizio tecnico una tantum». Il proprietario di Disco Club, Burkhard Binder, ha negato qualsiasi coinvolgimento operativo nella distribuzione dei marchi Inditex.
Un portavoce del gruppo spagnolo ha ribadito l’assenza totale di relazioni con queste società e ha dichiarato che Inditex non commenta le attività di soggetti terzi non collegati al gruppo che potrebbero vendere i suoi prodotti nei mercati in cui l’azienda non opera più, inclusa la Russia.
Popularità dei marchi e mercato parallelo in espansione
La forte domanda interna per abbigliamento di marca mantiene vivo un mercato parallelo che prospera nonostante il ritiro delle grandi aziende occidentali. Per molti consumatori russi, indossare capi Zara o Bershka rappresenta un simbolo di normalità e continuità con il lifestyle occidentale, alimentando canali di approvvigionamento alternativi e incentivando un’industria del commercio «ombra».
Nel frattempo, i grandi gruppi europei si tengono a distanza dal mercato russo per evitare danni reputazionali e pressioni pubbliche. Un ritorno formale nel Paese sarebbe percepito come un sostegno indiretto all’economia di uno Stato impegnato in una guerra di aggressione, in aperto contrasto con i principi di responsabilità sociale d’impresa. Per questo motivo le aziende chiariscono pubblicamente di non avere alcun ruolo nelle operazioni di rivendita in Russia.
Intermediari, importazione grigia e vulnerabilità delle catene globali
La diffusione di prodotti Inditex in Russia avviene attraverso intermediari che sfruttano autorizzazioni tecniche, triangolazioni commerciali e normative di import parallelo. Alcuni articoli arrivano dagli Stati membri dell’UE, altri dalla Cina, dove Inditex produce una quota rilevante delle proprie collezioni. Le reti di vendita locali come «Tvoe» creano nuovi brand o progetti commerciali per legittimare l’arrivo della merce e mascherarne la provenienza.
Le società coinvolte si appoggiano a dichiarazioni di conformità che non equivalgono a documenti di importazione e non stabiliscono alcun rapporto diretto con il produttore. Questo escamotage consente ai rivenditori di evitare responsabilità e di attribuire le operazioni a terze parti.
Necessità di controlli più severi e nuove strategie di tracciabilità
L’episodio mette in luce le criticità delle catene globali di fornitura: anche dopo l’uscita ufficiale da un mercato, i prodotti possono rientrare attraverso la rivendita o il reindirizzamento delle spedizioni. Ciò crea nuove vulnerabilità per le aziende occidentali e indebolisce l’efficacia delle sanzioni.
Per contrastare questo fenomeno, la comunità internazionale dovrà rafforzare i meccanismi di controllo sui flussi commerciali, limitare il rientro dei marchi attraverso Paesi terzi e sostenere politiche di tracciabilità più rigorose. Le aziende, a loro volta, saranno chiamate a elaborare strumenti capaci di monitorare e bloccare la circolazione secondaria dei propri prodotti, riducendo i rischi per la reputazione e preservando la coerenza delle misure sanzionatorie.