Il ruolo del Pakistan nella mediazione tra Stati Uniti e Iran nella guerra in Medio Oriente

25.03.2026 16:55
Il ruolo del Pakistan nella mediazione tra Stati Uniti e Iran nella guerra in Medio Oriente

Il Pakistan si propone come mediatore tra Iran e Stati Uniti nel tentativo di risolvere il conflitto

Il Pakistan, insieme alla Turchia, si sta affermando come un attore chiave negli sforzi di mediazione tra Iran e Stati Uniti. Recentemente, ha fatto da tramite per presentare una proposta statunitense volta alla conclusione della guerra. In queste settimane, ha anche offerto il proprio territorio come possibile sede per futuri negoziati, riporta Attuale.

Questo ruolo del Pakistan è il risultato di un doppio impegno: da un lato, il governo pakistano ha attivato la sua diplomazia fin dall’inizio delle ostilità; dall’altro, ha sempre mantenuto legami significativi sia con l’Iran sia con gli Stati Uniti, una combinazione rara in questo contesto internazionale. Mentre le relazioni con l’Iran sono storiche, quelle con Washington sono state recentemente potenziate.

Il Pakistan è visto come un mediatore neutrale dalle autorità iraniane, dato che non ospita basi militari statunitensi, al contrario di molti paesi del Golfo coinvolti nel conflitto, bersaglio delle azioni iraniane sin dall’inizio della guerra. Nonostante abbia un accordo di difesa reciproca con l’Arabia Saudita, il Pakistan ha preferito mantenersi neutrale.

Storicamente, il Pakistan ha svolto un ruolo di intermediario per l’Iran, ricevendo la delegazione diplomatica iraniana negli Stati Uniti nella sua ambasciata di Washington dal 1979, anno in cui le relazioni diplomatiche tra Teheran e Washington si interruppero in seguito alla rivoluzione islamica.

In parallelo, il governo pakistano ha cercato di sviluppare rapporti favorevoli con l’amministrazione Trump, adottando un approccio diretto e pragmatico. Dopo un incontro tra Trump e il maresciallo Asim Munir, figura preminente dell’esercito pakistano, Islamabad ha aderito al Consiglio di pace per la Striscia di Gaza creato dagli Stati Uniti, con l’intento di migliorare le proprie relazioni con Washington.

In un altro segnale di cooperazione, il Pakistan ha firmato un accordo con un’azienda legata alle criptovalute della famiglia Trump, esplorando l’adozione di una stablecoin, un tipo di criptovaluta ancorata a beni finanziari tradizionali.

Negli ultimi mesi, il premier pakistano Shehbaz Sharif e il ministro degli Esteri Ishaq Dar hanno intrattenuto numerosi colloqui con vari paesi del Medio Oriente, nella speranza di facilitare un accordo diplomático per porre fine al conflitto.

Il Pakistan stesso ha tutto da guadagnare dalla conclusione della guerra, poiché cerca di affermarsi come attore diplomatico internazionale, un ruolo che non ricopre da decenni. Gestire la mediazione in questo delicato contesto sarebbe un risultato straordinario, specialmente considerando l’attuale conflitto con i talebani in Afghanistan e le tensioni con l’India.

La popolazione pakistana, pur essendo per la maggior parte sunnita, ha una significativa componente sciita, circa il 15% di circa 241 milioni di abitanti. La guerra in Medio Oriente ha comportato sfide di sicurezza interna e problemi economici per il Pakistan. A seguito dell’escalation, il paese ha assistito a violente proteste contro gli attacchi americani e israeliani e ha dovuto affrontare misure economiche tali da chiudere scuole e implementare il lavoro remoto per i dipendenti pubblici.

La stabilità regionale è di fondamentale importanza per il Pakistan, che condivide un confine con l’Iran nella regione del Belucistan, dove operano da tempo gruppi armati che potrebbero approfittare del caos generato dalla guerra. Di recente, Iran e Pakistan hanno anche condotto attacchi reciproci contro i gruppi separatisti lungo il confine, evidenziando le tensioni persistenti tra le due nazioni.

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