Il Senato assolve Sangiuliano: no processo per l’ex ministro sulla chiave di Pompei a Maria Rosaria Boccia

30.07.2025 16:55
Il Senato assolve Sangiuliano: no processo per l’ex ministro sulla chiave di Pompei a Maria Rosaria Boccia

L’Aula di Palazzo Madama ha respinto oggi la richiesta di autorizzazione a procedere contro l’ex titolare della Cultura, il quale ha agito per «preminente interesse pubblico», riporta Attuale. La votazione, che ha visto il Senato esprimersi a maggioranza, ha portato a una decisione contraria riguardante l’ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, attualmente indagato per peculato. Sangiuliano, che ha iniziato la sua carriera come giornalista, aveva omaggiato Maria Rosaria Boccia con la famosa «chiave d’onore» della città di Pompei, ricevuta dal comune. Con un risultato di 112 voti favorevoli e 57 contrari, il Senato ha negato il via libera al processo.

Lo schieramento dell’Aula accanto a Sangiuliano

Tra i 200 senatori presenti, 112 hanno scelto di sostenere l’immunità per l’ex ministro della Cultura, mentre 57 hanno votato contro. Questa votazione ha comportato una netta bocciatura all’autorizzazione a procedere. La ragione principale sottesa a questa decisione risiede nella convinzione che il presunto crimine sia stato perpetrato per «il perseguimento del preminente interesse pubblico nel contesto delle sue funzioni governative», rendendolo diverso da un comune reato. I legali di Sangiuliano hanno inoltre fatto sapere che anche la Procura ha sollevato lo stesso parere, richiedendo l’archiviazione del caso in quanto la chiave controversialmente donata era stata «acquistata e pagata dall’ex ministro, il quale è divenuto il legittimo proprietario».

Le dimissioni dopo il caso della chiave d’oro

La questione riguardante la chiave d’oro di Pompei ruota attorno a un bene dal valore di 12mila euro, conferito al ministro in segno di riconoscimento durante la cerimonia di conferimento della cittadinanza onoraria. Si era persa traccia di questo oggetto e, secondo alcune ricostruzioni, una volta accertatane l’importanza, Sangiuliano avrebbe provveduto all’acquisto, trasferendo i fondi alla Ragioneria dello Stato. Successivamente, la chiave è stata donata all’imprenditrice Maria Rosaria Boccia, con la quale ha intrattenuto una relazione.

La reazione delle opposizioni

Immediate sono arrivate le reazioni da parte delle forze politiche di opposizione dopo il pronunciamento del Senato. Secondo i critici, la spiegazione fornita dalla maggioranza sarebbe «una tesi fantasiosa». Infatti, viene sostenuto che si tratta di appropriazione e uso personale di un bene, e non di attività riconducibili a una funzione ministeriale o a una promozione internazionale per Pompei. L’atto in discussione è di natura personale e non presenta una connessione diretta con decisioni politiche o amministrative, rappresentando pertanto una chiara utilità privata. Inoltre, attualmente risulta che la chiave sia in possesso di un’altra persona, destando interrogativi sull’effettivo interesse pubblico dimostrato. La senatrice pentastellata Ketty Damante ha commentato che, se l’ex ministro ritiene di aver operato correttamente, dovrebbe egli stesso sollecitare il processo per fare chiarezza sulla propria posizione, come riportato dall’Ansa.

Il parere del Senato su Gasparri e Renzi

Nella medesima seduta, l’Aula di Palazzo Madama ha anche trattato il caso di Maurizio Gasparri. Alla fine del 2023, il capogruppo di Forza Italia ha accusato pubblicamente il procuratore aggiunto della Repubblica presso il Tribunale di Firenze di agire per motivazioni politiche con l’intento di ottenere una candidatura alle elezioni europee del 2024, con conseguente querela da parte del magistrato. Per questo caso, i voti favorevoli sono stati 117, mentre i contrari (Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra) sono stati 23. Inoltre, Palazzo Madama ha ritenuto insindacabili anche le dichiarazioni di Matteo Renzi, le quali figurano in un capitolo del suo libro Il Mostro, dove accusa la pm Christine Fumia von Borries di non aver tenuto in considerazione prove a favore dei genitori per ottenere una condanna, con un risultato di voti favorevoli pari a 118 e contrari (Movimento 5 Stelle) ammontanti a 18.

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