Klitschko agli alleati: Putin accetta solo la legge della forza
DALLA NOSTRA INVIATA
KIEV
Vitaly Klitschko, attuale sindaco di Kiev e noto ex pugile, figlio di un colonnello dell’Aviazione sovietica, con il peso del suo passato a Chernobyl, cerca di affrontare la realtà attuale.È un combattente in un ring metaforico, non solo contro Putin, ma anche contro Trump e Zelensky, esprimendo la sua frustrazione verso i leader mondiali. Riporta Attuale.
Ieri notte i russi hanno ripreso a bombardare tutte le città ucraine, compresa la capitale. Il Cremlino teme la Casa Bianca?
«Putin accetta solo la logica del più forte. Ed è per questo che noi ucraini dobbiamo essere forti. Dobbiamo esserlo a livello economico e politico dentro il Paese, oltre a mantenere una sicurezza militare. Molto dipende dai nostri alleati. Trump ha detto: “Non sostengo i russi, non sostengo gli ucraini”. Ma una posizione neutrale è impraticabile. Sono deluso da Trump: perché attendere 50 giorni invece di 5? La sconfitta dell’Ucraina significherebbe un attacco alla democrazia. Spero che il presidente Usa si renda conto che, non opporsi a Putin, porterebbe solo a una perdita».
I missili Patriot tardano ad arrivare. Un problema non da poco anche per Kiev…
«La priorità è la sicurezza di ogni singolo ucraino. Ci chiediamo continuamente quando finirà questa guerra. Gli allarmi aerei sono un momento quotidiano. I cittadini di Kiev hanno passato mediamente un mese intero in rifugi nel corso dell’anno passato. Abbiamo bisogno dei Patriot e li necessitiamo ora».
Pensa che in nome della pace sia giusto cedere territorio ucraino?
«No, non penso affatto sia giusto. E ogni giorno constatiamo la perdita delle nostre terre. Ho parlato con i militari, che raccontano che l’avanzata russa è come un videogame. I soldati russi arrivano, muoiono, e nuovi rinforzi sono pronti a prendere il loro posto in un ciclo senza fine. E non è un segreto che nei cimiteri ci siano sempre più bandiere a onorare i caduti. Per questo motivo è cruciale ottenere armi moderne in questo momento».
Come sono i rapporti con il presidente Zelensky? Molti vi dipingono come rivali…
«A dire il vero, a nessuno importa della situazione interna del Paese in questo contesto. L’attenzione mondiale è rivolta alla guerra attuale. Alcuni politici, però, si stanno già preparando per le prossime elezioni, dimenticando che dovrebbero concentrarsi sulla difesa del Paese».
I critici affermano che Zelensky sta accentrando troppo potere nelle sue mani. Condivide questa opinione?
«Napoleone diceva che chi controlla Parigi controlla la Francia. Zelensky non ama parlare di autogoverno. Vuole avere il controllo totale: sui media, sulla Procura, sui tribunali, sulla polizia… tutto. Ma non possiamo usare la guerra come scusa: dobbiamo proteggere la democrazia. E come sindaco della capitale, faccio la mia parte».
L’altra campana dice che lei non abbia sempre amministrato nel modo migliore…
«Negli ultimi cinque anni sono stati aperti 1.600 procedimenti penali contro il Comune. Quanti di questi sono giunti in tribunale? Solo otto. Mi concentro su ciò che conta: più di 150.000 uomini e donne, solo a Kiev, sono in prima linea. Il 70% del personale sono donne e il restante 30% uomini. Abbiamo più autobus che autisti. Nonostante tutto, la nostra città talvolta dimentica la guerra. È già un grande risultato».
È stato a Roma alla conferenza sulla ricostruzione?
«Sì, una visita breve. Siamo estremamente grati all’Italia per il supporto ricevuto. Il discorso del premier polacco Donald Tusk mi ha colpito molto: ha sottolineato che prima di pensare alla ricostruzione dobbiamo occuparci della difesa. Sono d’accordo, è un’affermazione che racchiude l’essenza della situazione».