Responsabilità e omissioni nella tragedia di Paolo Mendico, il quattordicenne suicida a Fondi
Il suicidio di Paolo Mendico, quattordicenne dell’Istituto tecnico informatico ‘Pacinotti’ di Fondi (Latina), avvenuto l’11 settembre 2025, alla vigilia del primo giorno di scuola, ha suscitato un intenso dibattito sulla responsabilità degli istituti scolastici. La dirigente scolastica, Gina Antonetti, è stata sospesa per tre giorni dal ministero dell’Istruzione a seguito delle denunce di “condotte omissive”. I risultati dell’inchiesta degli ispettori, che hanno richiesto tre provvedimenti disciplinari, hanno messo in evidenza il fallimento della scuola nel proteggere gli studenti dai bullismi e dalle pressioni sociali, riporta Attuale.
La dirigente Antonetti si difende, affermando che non vi sono state denunce formali da parte della famiglia e ha ricevuto il sostegno del sindacato Flc Cgil, che critica la gestione del caso da parte del ministero: “Gestione sbagliata dell’intera vicenda da parte del Mim”, scrive Roberta Fanfarillo. Tuttavia, i documenti ufficiali raccolti evidenziano gravi mancanze da parte della scuola, compresi omissioni nel riconoscere il bullismo e l’assenza di protocolli per affrontarlo.
Parallelamente all’indagine amministrativa, due procure – quella di Cassino e quella dei Minori di Roma – hanno aperto fascicoli per indagare sul coinvolgimento di compagni di Paolo, accusati di istigazione al suicidio. I diari del ragazzo, esaminati dalla psicologa forense Marisa Aloia, mostrano segni di sofferenza e disagio, suggerendo una lenta e crescente disperazione nel giovane.
Uno degli episodi chiave riguardanti Paolo è il suo fallimento in matematica, mentre un compagno, identificato come uno dei bulli, è stato promosso. Questo lo ha escluso ulteriormente, contribuendo a un già evidente sentimento di emarginazione. La situazione è stata aggravata da umiliazioni pubbliche da parte dei docenti, che hanno ulteriormente minato l’autostima del ragazzo. “Era nel mirino fin dalle elementari”, osserva il fratello di Paolo, Ivan, spiegando che il giovane era già stato vittima di dispetti e atti di bullismo sin dalla tenera età.
Il padre di Paolo, Giuseppe, racconta di come la prima denuncia sia stata presentata cinque anni fa, a causa dell’atteggiamento di una maestra che avrebbe istigato la classe contro il figlio. Alla vigilia della sua morte, Paolo aveva programmato un incontro online con un amico, segno di una volontà di continuare a vivere, contrariamente a quanto emerso nelle osservazioni successive. Questa ambivalenza ha lasciato la famiglia e gli investigatori con interrogativi sul contesto che ha portato alla tragica decisione del ragazzo.
Questa triste vicenda mette in luce la necessità di un’attenzione più incisiva e di azioni concrete da parte delle istituzioni scolastiche per garantire la sicurezza e il benessere degli studenti, evitando che simili tragedie possano ripetersi in futuro.