Confermata la condanna per i poliziotti implicati nel caso Shalabayeva
La Corte d’Appello di Firenze ha confermato la condanna di cinque poliziotti nel processo d’appello per il rimpatrio di Alma Shalabayeva, moglie di un dissidente kazako, avvenuto nel 2013. Gli imputati, già condannati in primo grado nel 2020 e successivamente assolti nel 2022, hanno subito una nuova condanna a seguito di un ricorso della procura di Perugia accolto dalla Cassazione nel 2023, ordinando un nuovo processo d’appello, riporta Attuale.
L’ex capo della Squadra mobile Renato Cortese, l’ex dirigente dell’ufficio immigrazione Maurizio Improta, i funzionari Francesco Stampacchia e Luca Armeni sono stati condannati a 5 anni di carcere, mentre Vincenzo Tramma, funzionario dell’ufficio immigrazione, a quattro anni. L’accusa riguarda il sequestro di persona legato a irregolarità nelle procedure di espulsione. Inoltre, per tutti gli imputati è stata disposta l’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni. Il procuratore generale di Firenze, Luigi Bocciolini, aveva chiesto per tutti l’assoluzione.
Il caso ha avuto inizio il 29 maggio 2013, quando Alma Shalabayeva fu prelevata con sua figlia dalla polizia nella loro abitazione di Casalpalocco, a Roma, e successivamente espulsa via aerea dall’Italia. La polizia cercava realmente suo marito, Mukhtar Ablyazov, su cui pendeva un mandato d’arresto internazionale; tuttavia, la moglie e la figlia furono espulse rapidamente per possesso di un passaporto falso e per non essere risultate beneficiarie di asilo politico. Shalabayeva ottenne lo status di rifugiata nel 2014, dopo essere tornata in Italia alla fine del 2013.
Questo caso ha suscitato un ampio dibattito e si sospettò che l’espulsione fosse stata influenzata dal ministero dell’Interno, il che portò alle dimissioni del capo di gabinetto, Giuseppe Procaccini, e a una mozione di sfiducia contro l’allora ministro, Angelino Alfano, poi bocciata. Le motivazioni della sentenza d’appello saranno rese note fra 90 giorni, mentre gli avvocati dei poliziotti hanno già annunciato l’intenzione di presentare ricorso.