Il dibattito sull’aria condizionata in Francia: una necessità o un lusso?
Alla fine di giugno in Francia, mentre il paese stava affrontando una delle peggiori ondate di calore dell’estate, la leader del partito di estrema destra Rassemblement National, Marine Le Pen, ha annunciato che, se il suo partito avesse preso il potere, avrebbe promosso un «grande piano di installazione di impianti di climatizzazione». Questa proposta ha suscitato critiche e ha riaperto la discussione pubblica sull’uso dell’aria condizionata, un tema che in Francia è ben più politicizzato rispetto ad altri paesi, riporta Attuale.
In Francia, l’uso dell’aria condizionata è piuttosto limitato, anche nelle grandi città. Secondo un’indagine dell’Agenzia per l’ambiente e il controllo dell’energia condotta nel 2020, solo il 25% delle abitazioni francesi era dotato di condizionatori, per lo più portatili. Al confronto, quasi il 50% delle case in Italia e circa il 40% in Spagna sono equipaggiate con tali impianti.
Il basso utilizzo di aria condizionata nel paese ha suscitato lamentele da parte di turisti e residenti che provengono da paesi come gli Stati Uniti, dove nel 2020 il 88% delle abitazioni era dotato di condizionatori. Durante le Olimpiadi di Parigi nel 2024, numerosi atleti, tra cui il nuotatore Thomas Ceccon, si erano espressi negativamente riguardo all’assenza di aria condizionata nel villaggio olimpico, tanto che una foto del atleta sdraiato su una panchina all’aperto era diventata virale.
La presenza dell’aria condizionata non è solo una questione di comfort, soprattutto poiché le estati stanno diventando sempre più calde a causa dei cambiamenti climatici. Temperature elevate possono comportare seri problemi di salute, specialmente per le persone più vulnerabili: oltre i 30 °C si registrano tassi di mortalità in aumento tra la popolazione. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), il numero di decessi legati al calore estremo è in crescita, con un aumento dell’85% tra le persone sopra i 65 anni dal 2000-2004 al 2017-2021. In media, fra il 2000 e il 2019, circa 489.000 persone morivano ogni anno a causa del caldo, con il 36% di queste morti avvenute in Europa. Molte di queste vite avrebbero potuto essere salvate tramite un’adeguata diffusione dell’aria condizionata.
Nonostante ci siano delle riserve, in Francia c’è consenso sull’idea che l’installazione di aria condizionata in strutture pubbliche come ospedali e case di riposo sia ormai necessaria. Tuttavia, le opinioni divergono riguardo alle abitazioni private, specialmente per quanto riguarda giovani e persone senza particolari problemiche di salute.
Per la sua proposta, Le Pen è stata oggetto di scherno da parte della leader degli Ecologisti, Marine Tondelier, che ha commentato come la leader del Rassemblement National cerchi di affrontare un problema complesso come il cambiamento climatico semplicemente investendo in condizionatori. Tondelier ha aggiunto che anche il suo partito sostiene l’installazione di aria condizionata dove sia indispensabile, ma sottolinea la necessità di adottare soluzioni alternative.
I condizionatori forniscono un sollievo temporaneo, ma richiedono un’enorme quantità di energia e contribuiscono ad innalzare la temperatura esterna, soprattutto a causa dell’uso di gas refrigeranti inquinanti. Quelli meno dannosi per l’ambiente sono anche i più costosi, portando molti consumatori a scegliere condizionatori portatili durante i periodi di maggiore caldo.
Il dibattito si è ampliato dopo lo scambio di battute tra Le Pen e Tondelier, coinvolgendo anche Agnès Pannier-Runacher, ministra della Transizione ecologica e rappresentante del partito centrista Renaissance. Pannier-Runacher ha definito l’espansione dell’aria condizionata come un «cattivo adattamento» alla questione dell’innalzamento delle temperature causato dal cambiamento climatico. Ha dichiarato che, per le persone vulnerabili, è fondamentale garantire ambienti climatizzati, ma ha avvertito di non estendere questa necessità indiscriminatamente.
Coloro che sostengono questa posizione propongono misure più sostenibili a lungo termine, come l’installazione di “cappotti termici” per le abitazioni, che aiutano a mantenere temperature più fresche senza compromettere l’ambiente. Le temperature in Francia, peraltro, sono mediamente più basse rispetto ad altri paesi mediterranei come l’Italia.
I sostenitori dell’aria condizionata, tuttavia, evidenziano che in Francia questa pratica risulta meno inquinante grazie alla predominanza di impianti nucleari e fonti rinnovabili che forniscono circa il 95% dell’energia. Un disegno di legge presentato a metà luglio da un gruppo di deputati di destra ed estrema destra propone di rendere obbligatoria l’installazione di aria condizionata in alcune strutture pubbliche, come le scuole, di cui solo il 7% attualmente dispongono di tali impianti.
La questione dell’aria condizionata ha attirato l’attenzione anche dei principali giornali francesi. Libération, uno dei quotidiani di sinistra più influenti, ha descritto l’aria condizionata come un «controsenso ecologico da superare», poiché produce calore e richiede energia in eccesso. Le Figaro, quotidiano conservatore, ha invece difeso l’uso dell’aria condizionata, sottolineando che non usufruirne potrebbe ostacolare la crescita economica: «Lasciare che i nostri concittadini sudino limita l’apprendimento, riduce le ore di lavoro e congestionerà i nostri ospedali». Le Monde, il giornale più diffuso nel paese, ha concluso che l’aria condizionata rappresenta una situazione a metà strada tra «necessità» e «una falsa buona idea».
Ma dai, tutta questa polemica su un semplice condizionatore! In Italia lo diamo per scontato, anzi, in alcune case è quasi un must. Non capisco come in Francia facciano a sopportare il caldo senza. E poi, si parla di comfort, ma ci sono anche questioni di salute… Che situazione strana!