India: 134 milioni di elettori esclusi dalle liste durante la revisione straordinaria
In India, una revisione straordinaria degli elenchi elettorali ha portato all’esclusione di 134 milioni di persone in 30 stati, suscitando forti critiche per l’evidente sfruttamento politico da parte del governo di Narendra Modi. Le opposizioni accusano l’amministrazione di utilizzare questa operazione per privare del diritto di voto prevalentemente le persone appartenenti a classi più povere e alle minoranze non induiste, ottenendo così un vantaggio elettorale, riporta Attuale.
Il governo Modi, rappresentato dal Bharatiya Janata Party, ha storicamente promosso politiche a favore degli induisti, discriminando le minoranze, in particolare quella musulmana, che costituisce il 14% della popolazione indiana.
La revisione delle liste elettorali è una procedura standard che si svolge in tutte le democrazie prima delle elezioni, ma in India, la sua esecuzione è stata oggetto di controversie. Nonostante le consuete operazioni di aggiornamento per rimuovere elettori deceduti e aggiungere nuovi aventi diritto, l’implementazione del 2025 ha sollevato interrogativi sulla trasparenza e sull’affidabilità del processo.
Durante l’estate del 2025, la Commissione elettorale indiana ha avviato questa revisione in preparazione delle elezioni statali, introducendo controlli più rigorosi. I cittadini hanno ricevuto moduli da compilare, restituire con la documentazione richiesta, e la Commissione ha effettuato verifiche casa per casa.
Le aree remote hanno ostacolato la procedura, con la Commissione che ha avuto solo tre mesi per completare l’operazione, la metà del tempo previsto nel 2003. Questo ha portato a numerosi problemi, tra cui errori di inclusione e esclusione. Molti elettori sono stati dichiarati “defunti” erroneamente, mentre altri non hanno presentato i documenti necessari in tempo.
In alcuni stati come il Bengala Occidentale, il 93% dei ricorsi presentati è stato accolto, ma non tutti gli esclusi sono riusciti a ottenere il reinserimento prima delle elezioni di maggio 2026. Nel frattempo, il BJP ha conquistato il 70% dei seggi, con un’analisi che ha evidenziato una correlazione tra esclusioni e risultati elettorali: maggiore è stato il numero di esclusioni in una circoscrizione, migliore è stata la performance del partito di Modi.
La revisione ha rappresentato un ostacolo significativo per le classi più indigenti e emarginate, evidenziando l’impatto discriminatorio sui gruppi vulnerabili. Modi ha già chiarito la sua intenzione di trasformare l’India in una nazione indù, con una retorica politica che mira a escludere chi chiama “infiltrati”, spesso riferendosi ai musulmani privi di documentazione.
Il politologo Ashutosh Varshney ha sottolineato le somiglianze tra queste pratiche indiane e le storiche esclusioni dei cittadini afroamericani negli Stati Uniti.
Mercoledì, il quotidiano Indian Express ha riportato un’inchiesta che rivela che parte della Commissione elettorale aveva sollevato dubbi sulle procedure, senza però essere ascoltata. Due commissari su tre avevano presentato reclami scritti nei dieci mesi precedenti, ma il processo è continuato sotto la direzione del presidente, Gyanesh Kumar.
Un avvocato ha già presentato, venerdì, un ricorso alla Corte Suprema indiana, chiedendo il rinvio delle cancellazioni e l’avvio di un procedimento penale contro Kumar.
Incredibile come in un paese che si definisce democratico si possano escludere così tanti elettori!!! Ma è possibile che tutto questo sia solo un modo per avvantaggiarsi durante le elezioni? Qui da noi in Italia ci lamentiamo della burocrazia, ma questa è un’altra storia…