Aumento delle società a capitale russo in Italia: un’anomalia in Europa
Negli ultimi sei mesi, il numero di società italiane controllate da capitali russi è aumentato in modo sorprendente, quasi raddoppiando. Il giro d’affari complessivo arriva a 2,5 miliardi di euro, oltre dieci volte quello della Francia. Questo incremento repentino si configura come un’anomalia rispetto ai Paesi europei che impongono sanzioni a Mosca, sollevando sospetti su manovre volte a eludere tali restrizioni, riporta Attuale.
La crescente presenza di azionisti russi era prevista dal dicembre 2023, quando l’Unione Europea ha approvato un nuovo pacchetto di sanzioni che richiede la rendicontazione delle società nell’Unione con azionisti russi che detengono il 40% o più del capitale. L’obiettivo principale è monitorare i flussi di denaro da queste aziende verso Paesi esterni all’UE, per verificare se vengano utilizzati per sostenere gli sforzi bellici di Mosca.
L’agenzia di analisi finanziaria Moody’s ha rivelato che il numero di aziende a controllo russo in Italia è passato da 2.564 a 4.497, segnando un incremento del 75% e rendendo l’Italia il terzo Paese dell’Unione per quantità di queste società, dietro Bulgaria e Repubblica Ceca, che presentano legami storici più consolidati con la Russia.
Questo aumento è senza precedenti, poiché negli anni passati non si erano registrate variazioni significative. Al contrario, altri Paesi europei mostrano una diminuzione nel numero di aziende a capitale russo. In Germania, ad esempio, il numero è calato del 2% negli ultimi sei mesi, seguendo un decremento del 22% nei sei mesi precedenti, mentre in Francia le aziende a controllo russo sono ridotte a un terzo di quelle italiane.
Secondo Nicola Passariello, direttore della Financial Crime Compliance di Moody’s per l’Europa del Sud e l’Africa, è difficile determinare l’origine dei fondi utilizzati per queste acquisizioni, poiché la rendicontazione si limita a identificare la cittadinanza o la sede degli azionisti. Teoricamente, il denaro non dovrebbe provenire dalla Russia, dato che la banca centrale russa vieta l’uscita di capitali dal Paese.
Nonostante ciò, le nuove società a capitale russo in Italia dichiarano fatturati relativamente bassi e operano in settori come turismo, accoglienza e immobiliare. Tuttavia, il loro giro d’affari totale non è trascurabile, raggiungendo i 2,5 miliardi di euro all’anno, in linea con la Germania, e comprendendo attività nel commercio, manifatturiero, servizi professionali e costruzioni. Con una delle strutture di vigilanza antiriciclaggio più forti al mondo, l’Italia si prepara ad affrontare questa nuova situazione con strumenti adeguati.