Il turismo in Kashmir: un paradiso sotto assedio
Uscendo dall’aeroporto di Srinagar, capitale della regione indiana del Kashmir, i visitatori vengono accolti da cartelli che evocano un “paradiso sulla Terra”. Tuttavia, tra questi segnali ci sono anche jeep blindate e camionette di soldati, pronti a proteggere l’area. Questo non è solo un normale dispiegamento di sicurezza; il Kashmir è tra le regioni più militarizzate a livello globale. Mentre l’India sostiene che ci siano 200mila soldati nel territorio, fonti indipendenti stimano il numero possa raggiungere fino a 700mila. Da circa due mesi, però, i turisti scarseggiano dopo un attacco che ha causato 26 morti a Pahalgam, dove la paura ha messo in ginocchio l’industria turistica, richiamando un panorama desolato simile a una città vacante.“, riporta Attuale.
Il drastico calo del turismo ha un impatto devastante sull’economia locale e sulle decine di migliaia di lavoratori che dipendono da questo settore. Inoltre, ha influenzato la narrativa del governo del primo ministro Narendra Modi, il quale mira a “normalizzare” il Kashmir attraverso la promozione del turismo e a integrarci la sua visione di uno stato sempre più indù.
Il Kashmir, che è per l’India l’unica regione a maggioranza musulmana, è al centro di conflitti indipendentisti da oltre trent’anni, con vari gruppi armati che operano nell’area, spesso accusati di ricevere finanziamenti dal Pakistan. La regione è contesa tra India e Pakistan dal 1947, divisa in due parti e separata da una linea di demarcazione lunga 740 chilometri.
Srinagar, capitale estiva del Kashmir indiano, conta poco più di un milione di abitanti ed è famosa per il lago Dal, un punto centrale per il turismo. Qui si trovano circa 900 “houseboat”, barche che fungono da hotel, ristoranti e negozi. Il mercato ortofrutticolo si svolge anche sulle acque; tuttavia, una presenza militare crescente caratterizza il paesaggio. L’esercito ha stabilito un presidio su un’isola nel lago, a testimonianza della tensione costante.
Di solito, i turisti si spostano sul lago usando le shikara, tipiche barche a remi simili a gondole. Sono circa 2.500 gli operatori di shikara a Srinagar, ma ora, invece di flotte di imbarcazioni piene di visitatori, si vedono solo barche ancorate in attesa. Mohamed Yaqoob, un proprietario di shikara che lavora in questo settore da 25 anni, racconta come la sua situazione economica sia drasticamente cambiata: da una media di 40-50 euro guadagnati al giorno, ora si limita a 2. Inoltre, accusa i media di aver alimentato l’ansia e la percezione di insicurezza diffondendo l’idea di un’emergenza costante.
Il governo indiano attribuisce responsabilità al Pakistan per l’attentato di aprile, mentre durante i contrasti tra le due nazioni, un drone è stato abbattuto sopra il lago, un evento che ha ulteriormente spaventato i turisti rimasti. Adesso, molte “houseboat” sono vuote e molti negozi hanno dovuto chiudere o licenziare il personale, come racconta Javeid Ahmed Matoo, un venditore di stoffe: «Ho investito tutto nei rifornimenti per la stagione alta, ora sono in difficoltà». Similmente, Mohammad Marhan Mansoor, proprietario del Gran Myra Resort, ha dovuto ridurre il proprio personale a solo un custode.
Pahalgam, conosciuta come la “piccola Svizzera” del Kashmir, è stata un centro popolare per escursioni montane. Tuttavia, dopo l’attacco di aprile, l’accesso alla valle è stato interrotto, limitando le attività turistiche. Le aree normalmente affollate sono ora deserte, inclusi i “garden”, giardini recintati dove i turisti si rilassavano, chiusi per motivi di sicurezza percepiti. Anche i pony, utilizzati per escursioni nel paesaggio montano, giacciono inattivi, poiché i pochi visitatori non giustificano la loro presenza.
Questa situazione di abbandono ha colpito duramente anche gli hotel, che avevano aperto o ristrutturato negli ultimi anni per accogliere un numero crescente di visitatori. Ora, con la presenza massiccia delle forze militari, il panorama è cambiato drasticamente dall’alto afflusso di turisti che si aspettava a giugno. Le misure di sicurezza rafforzate si preparano ad affrontare l’annuale Amarnath Yatra, una cerimonia indù con una processione che richiede un lungo cammino. I pellegrini non utilizzeranno strutture turistiche, creando ulteriori problemi per gli operatori del settore alberghiero e delle attività commerciali.
Per molti kashmiri, la promozione della Yatra sembra essere parte di una strategia più ampia del governo centrale per normalizzare il Kashmir e favorire la predominanza di religioni specifiche, in particolare l’induismo, in una regione storicamente diversa. Questa tendenza è visibile anche in altre parti dell’India, dove il governo del BJP sta rimodellando la sua identità nazionale.