Attacco antisemita a Golders Green: quattro ambulanze in fiamme
DALLA NOSTRA CORRISPONDENTE
LONDRA – Un attacco antisemita nelle prime ore di stamane ha visto distrutte dalle fiamme quattro ambulanze appartenenti a un servizio di soccorso ebraico. L’attentato, che non ha fatto vittime, è avvenuto a Golders Green, quartiere settentrionale di Londra ad alta concentrazione ebraica: nella zona si contano oltre 30 sinagoghe e quasi metà dei residenti si identificano come ebrei, riporta Attuale.
Nei filmati ripresi dalle telecamere di sorveglianza, si vedono tre individui vestiti di nero e incappucciati, con in mano delle taniche, che si avvicinano alle ambulanze ferme nel parcheggio di una sinagoga: poco dopo i veicoli prendono fuoco ed esplodono, mandando in frantumi le finestre delle case circostanti.
Sei mezzi dei vigili del fuoco e 40 pompieri sono intervenuti rapidamente, ma hanno impiegato più di un’ora per spegnere le fiamme: le case vicine sono state evacuate e le strade chiuse.
Scotland Yard ha confermato che sta considerando l’attentato come un crimine d’odio antisemita. Il primo ministro Keir Starmer è intervenuto su X per condannare «l’attacco antisemita profondamente scioccante», mentre il ministro per la Sanità, Wes Streeting, lo ha definito «rivoltante». Secondo un esponente della comunità ebraica locale, si tratta di un episodio «particolarmente raggelante» che manderà «onde d’urto attraverso la nostra comunità, in un momento di accresciuti timori per l’antisemitismo nel Regno Unito».
Il gesto è stato rivendicato dal gruppo Ashab al-Yamin, già protagonista di azioni analoghe in Olanda: non è ben chiaro chi siano, ma potrebbe trattarsi di militanti sciiti vicini all’Iran. Già dopo lo scoppio della guerra in Medio Oriente, nelle scorse settimane, erano stati arrestati in Gran Bretagna degli iraniani sospettati di condurre attività di sorveglianza verso siti della comunità ebraica, forse in preparazione di attentati.
L’attacco alle ambulanze a Golders Green si inserisce in ogni caso in un clima di crescente ostilità anti-ebraica in Gran Bretagna, alimentato nel periodo più recente dal conflitto a Gaza e culminato lo scorso ottobre nell’attentato alla sinagoga di Manchester, che aveva fatto due vittime.
Anche a Londra si sono segnalati atti di vandalismo, con case di ebrei imbrattate di vernice e, ultimamente, assalti alle panetterie Gail’s, catena che era stata a suo tempo fondata da israeliani.
Un clima di paura che ha portato molti ebrei ad adottare un basso profilo e a nascondere i segni esteriori della fede, di fonte a una normalizzazione strisciante dell’antisemitismo che ha trovato espressione, tra le altre cose, nelle marce pro-Pal, punteggiate da slogan apertamente anti-ebraici. Tanto che c’è pure chi ha preso in considerazione l’idea di emigrare, non ritenendo più la Gran Bretagna un posto sicuro per gli ebrei.
Il primo ministro Starmer ha una moglie di origine ebraica, Lady Victoria, e i suoi figli sono stati cresciuti nella fede giudaica: tutta la famiglia frequenta la sinagoga di St John’s Wood, una delle più importanti di Londra, e osserva lo Shabbat dal venerdì sera, quando il premier diventa irreperibile per tutti.
Ma dall’altro lato, il governo laburista è impegnato a recuperare i consensi perduti dell’elettorato musulmano, in seno al quale albergano non di rado sentimenti antisemiti: uno dei motivi per i quali in questo momento gli ebrei non si sentono particolarmente protetti.