Manuela Cacciamani, amministratrice delegata di Cinecittà, ha dichiarato di non essere stata informata riguardo a presunti avvisi di garanzia o comunicazioni da parte dell’autorità giudiziaria. Esprimendo rammarico nel conoscere dai giornali delle indagini a suo carico, aggiunge di essere «disponibile a fornire ogni chiarimento», riporta Attuale.
Cacciamani e il tax credit
Il caso della Cacciamani, che è indicata dalla maggioranza di destra per guidare Cinecittà, si inserisce in un contesto di acceso dibattito riguardante il tax credit, un sistema di incentivi pubblici al cinema e che ha generato attriti tra il governo Meloni e il settore cinematografico, caratterizzato da reciproche accuse di abusi nei finanziamenti.
I sospetti dei pm su due progetti
I magistrati stanno indagando operazioni legate alla One More Pictures, la casa di produzione che Cacciamani ha diretto fino a poco prima della sua nomina a Cinecittà. Si sospetta che alcune produzioni abbiano ottenuto incentivi statali gonfiando i costi o falsificando le rendicontazioni. Inoltre, l’Anac, l’Autorità nazionale anticorruzione, sta esaminando due appalti da 650 mila euro concessi d’urgenza per richiesta del ministero della Cultura.
Opposizioni all’attacco
Sebbene al momento si tratti solo di ipotesi investigative, il caso ha acceso il dibattito politico. «Le notizie sull’indagine che coinvolge l’attuale AD di Cinecittà richiedono un chiarimento immediato da parte del ministro della Cultura», ha dichiarato il deputato Pd Matteo Orfini. Anche il Movimento 5 Stelle ha sollevato preoccupazioni, con Gaetano Amato che esorta il governo a non ignorare la questione: «Parliamo della manager voluta dal centrodestra alla guida di una società pubblica di importanza cruciale. Il silenzio del governo su quanto sta accadendo a Cinecittà non può perdurare».