Incontro tra Trump e il presidente sudcoreano Lee Jae-myung: tensioni e aspettative
Lunedì sera Donald Trump ha incontrato alla Casa Bianca Lee Jae-myung, il neoeletto presidente della Corea del Sud, per discutere di rapporti commerciali e militari fra i due paesi. L’incontro si è svolto in un clima cordialmente teso, con preoccupazioni da parte sudcoreana riguardo a possibili aggressioni verbali da parte di Trump, in un evento che Lee ha definito un «momento Zelensky», in riferimento all’agguato pianificato ai danni del presidente ucraino durante un precedente incontro alla Casa Bianca, riporta Attuale.
L’ansia ha caratterizzato l’incontro, nonostante le buone maniere. Poche ore prima dell’arrivo di Lee, Trump aveva pubblicato un post sul suo social Truth, sollevando interrogativi sulla situazione in Corea del Sud con un allusivo «COSA STA SUCCEDENDO IN COREA DEL SUD? Sembra una purga o una rivoluzione». Collaboratori di Lee temevano che Trump si riferisse al tentato colpo di stato dell’ex presidente sudcoreano Yoon Suk-yeol, alimentando ulteriormente le preoccupazioni riguardo l’imprevedibilità del presidente americano.
Successivamente, Trump ha chiarito che il suo commento mirava a descrivere le recenti perquisizioni in una base militare congiunta, associate a scandali di corruzione riguardanti la Chiesa dell’unificazione, un gruppo religioso sudcoreano controverso. Durante l’incontro, Trump ha tentato di stemperare le tensioni, definendo i suoi precedenti commenti come un potenziale «malinteso».
Per affrontare la complessità della situazione, Lee si è preparato leggendo il libro di Trump, evidenziando le sue preoccupazioni sul fatto di essere percepito come «anti-americano» dada la sua posizione scettica sull’alleanza militare Corea del Sud-Usa e la propensione a rafforzare i legami con la Cina.
In un gesto distensivo, Lee ha sollevato la questione della Corea del Nord, chiedendo a Trump aiuto per migliorare i rapporti intercoreani, rimarcando l’ambizione di Trump di essere considerato un grande pacificatore. Trump ha colto l’occasione per sottolineare le sue buone relazioni con il dittatore nordcoreano Kim Jong Un, mentre Lee si è astenuto dal commentare sul suo rivale.
Nonostante le questioni commerciali e la presenza di oltre 28mila soldati statunitensi in Corea del Sud, il tema principale è stata la preoccupazione di Seul riguardo alla volontà di Trump di utilizzare le forze americane non solo per difendersi da Pyongyang, ma come mezzo per contrastare l’espansione cinese. La Corea del Sud teme che questo possa coinvolgerla in un conflitto conla Cina, specialmente in un eventuale scenario di guerra tra Cina e Taiwan.
In chiusura, Trump ha ribadito che la Corea del Sud dovrebbe contribuire maggiormente alla sua difesa, suggerendo che potrebbe esserci un futuro in cui gli Stati Uniti potrebbero acquisire terreni sudcoreani in cui sono ubicate le basi militari. Lee, nell’interesse di mantenere un clima disteso, non ha contraddetto Trump, anche quando il presidente americano ha sollevato questioni delicate riguardo i costi di difesa.