Roma, 9 settembre 2025 – È in corso un’indagine per revenge porn riguardante il video estrapolato illegalmente dal sistema di videosorveglianza della casa romana di Stefano De Martino. Le immagini private, che documentano momenti di intimità del conduttore televisivo con la fidanzata Caroline Tronelli, sono state probabilmente rubate da remoto e diffuse brutalmente in rete, su vari siti internet e chat di messaggistica. Le indagini, al momento contro ignoti, sono delegate alla Polizia Postale, riporta Attuale.
Il video in questione è verosimilmente stato rubato da uno o più hacker che hanno introdotto illegalmente nel sistema di videosorveglianza domestica, violando la privacy e diffondendo il contenuto illecitamente. La situazione sta destando preoccupazione crescenti, soprattutto in un contesto caratterizzato da numerosi abusi virtuali contro le donne.
Dopo le recenti denunce relative al sito Phica.eu e al gruppo social Mia Moglie (non direttamente legati al caso di De Martino), stanno emergendo diversi episodi di violazioni e intrusioni inquietanti, che, secondo gli esperti, potrebbero capitare ad ognuno di noi.
Telecamere controllate illegalmente a distanza?
La vicenda assume toni sempre più inquietanti, poiché l’indagine sulla violazione della privacy di De Martino ha portato alla scoperta di un sito di Treviso che contiene video trafugati da oltre 2mila telecamere di sorveglianza installate in abitazioni private, studi medici e centri estetici. Questa scoperta è stata fatta grazie all’inchiesta sul caso di Stefano De Martino, che recentemente ha subito un’intrusione nel cloud del proprio sistema di videosorveglianza domestica.
Il portale, attivo almeno da dicembre 2024, è registrato alle Isole Tonga per complicare l’identificazione dei responsabili. Consente di visualizzare gratuitamente brevi estratti delle registrazioni e offre la possibilità di acquistare l’accesso alla videocamera, permettendo di visualizzare contenuti aggiuntivi e, addirittura, controllare illecitamente la telecamera a distanza e all’insaputa dei proprietari.
Cosa sappiamo sull’inchiesta De Martino
L’inchiesta della Procura di Roma sul video rubato a De Martino e alla sua compagna è iniziata con l’ipotesi di hackeraggio. Tutto ha avuto inizio dalla diffusione di immagini private in rete. La denuncia presentata dai legali del conduttore, gli avvocati Angelo e Sergio Pisani, è stata determinante per l’avvio delle indagini. L’esposto ipotizzava la “diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti”, conosciuta anche come revenge porn.
Inizialmente, il fascicolo della Procura era stato aperto per accesso abusivo a un sistema informatico, ma ora l’inchiesta sta esplorando nuove piste che hanno condotto la Polizia Postale a scoprire il preoccupante sito di Treviso, portando il pubblico ministero a considerare perfino il reato di revenge porn.
Gli inquirenti, coordinati dal procuratore aggiunto Sergio Colaiocco, hanno affidato le verifiche alla Polizia Postale, che tenterà di identificare gli hacker responsabili del furto e della diffusione dei filmati.
Garante per la privacy: stop alla diffusione del video
Il Garante per la privacy è intervenuto, ordinando l’immediata sospensione della diffusione del video. L’Autorità per la protezione dei dati personali ha sottolineato che “la divulgazione di contenuti che riguardano la sfera personale e intima, anche di personaggi noti, è suscettibile di determinare un pregiudizio grave e irreparabile per i soggetti coinvolti”. Inoltre, ha comunicato di aver avviato un’istruttoria sul caso, riservandosi di adottare provvedimenti adeguati nei confronti di chi risulterà responsabile delle violazioni accertate.